literature

William Blake: divino aborto e creazione

 

The four and twenty elders casting their crowns before the Divine throne, William Blake

 

 

O Tigre!  Tigre! che splendente bruci

nelle foreste della notte,

qual mano immortale o sguardo

poté formare la tua tremenda simmetria?

 

In che remoti mari o cieli

era accesa la fiamma dei tuoi occhi?

Su che ali osa salire?

Qual mano il fuoco osa ghermire?

 

Quando piombaron giù le lance delle stelle

e le loro lacrime inondarono il cielo,

nel veder la sua opera ha sorriso?

Fu chi fece l’Agnello a fare te?

 

O Tigre! Tigre! che splendente bruci

nelle foreste della notte,

qual mano immortale o sguardo

osa formare la tua tremenda simmetria? ¹

 

¹ Tyger! Tyger! burning bright / In the forest of the night / What immortal hand or eye / Could frame thy fearful symmetry? / In what distant deeps or skies / Burnt the fire of thine eyes? / On what wings dare he aspire? / What the hand dare seize the fire? / When the stars threw down thei spears, / And water’d heaven with their tears, / Did he smile his work to see? / Did he who made the lamb make thee? / Tyger! Tyger! burning bright /Iin the forests of the night / What immortal hand or eye / Dare frame thy fearful symmetry?

 

William Blake (1757-1827)  di professione era un pittore (il quadro “The four and twenty elders casting their crowns before the Divine throne” qui riportato, ha la sua firma), mentre la sua opera di poeta e profeta fu poco nota durante la sua vita. La sua più celebre raccolta di poesie è “Songs of Innocence and of Experience: Shewing the Two Contrary States of the Human Soulla quale è suddivisa in due libri, “Songs of innocence” e “Songs of Experience”. I componimenti raccolti nel primo parlano dell’infanzia come del simbolo di un’innocenza senza macchia che dovrebbe essere, ma nella civiltà moderna non può essere, una delle reazioni degli adulti alla vita. In queste prime liriche si avverte una gioia serena davanti al mondo dell’uomo e della natura, una visione mezzo ironica, mezzo nostalgica di un mondo diverso dal nostro; tutti i desideri umani sono qui innocenti. In linea con il pensiero rousseauiano, le Songs of Innocence rappresentano la vera natura dell’uomo (spontaneità, disposizione naturale alla compassione e alla pietà verso i simili), non ancora corrotta e “sporcata” dalla società moderna, dall’industrializzazione, dal “hapless soldier’s sigh [that] runs in blood down Palace walls”. Nelle Songs of Experience, dove aumenta la presenza di elementi simbolici,  il pensiero visionario di Blake viene espresso in modo più impressionante; crudeltà, ipocrisia, povertà, cattivo uso dell’intelletto, diffidenza per la fantasia, istituzioni politiche ed ecclesiastiche, frustrazioni del desiderio sono tutti mali che si uniscono a corrompere e a distruggere la spensieratezza iniziale (The tyger appartiene a quest’ultimo).

L’innocenza e l’esperienza sono dunque i due stati contrari dell’anima umana; “Senza contrari non c’è progresso” scrisse Blake in The marriage of heaven and hell ; e i Songs of Experience non si limitano a rappresentare la corruzione dell’innocenza per opera delle forze immorali della società, ma mostrano le distorsioni e la tristezza inevitabilmente inflitte alla vita dalla filosofia empirica elevata a sistema, e attraverso le quali passa la via verso l’estrema saggezza. La vera visione non può giungere all’innocente, perchè l’innocenza per sua natura è facilmente sviata, nè può giungere a chi accetti le storture dell’esperienza: queste storture vanno invece conosciute e trascese.

Secondo Blake non solo l’anima umana bensì tutta la realtà è costituita da complementary opposites ; nella stessa Tyger si vede come vi sia bellezza e terrore insieme nelle forze elementari della natura. Ne emana il senso di un disastro cosmico contemporaneo alla creazione, di un aborto divino contemporaneo alla divina creatività. La visione finale dell’universo non è semplice nè facile; e “le tigri dell’ira sono più sagge dei cavalli dell’istruzione”. L’innocenza dell’agnello ( cfr The Lamb di Songs of Innocence) è impossibile nel mondo dell’esperienza, e la via della rigenerazione si apre al di là della tigre.

Blake fu un visionario, cui spesso le idee si presentavano in forma di incontri chiaramente visualizzati con angeli, profeti o altri personaggi analoghi (all’età di quattro anni afferma di aver visto Dio seduto sulla sua finestra). Egli presentò tutta la propria mitologia per esprimere la propria concezione dell’uomo e del suo destino nei “Libri profetici”. Sebbene per comprenderli sia necessaria la conoscenza della sua complicata mitologia, certi lampi improvvisi nei suoi aforismi in prosa in vari scritti occasionali e nel Marriage of heaven and hell ci portano immediatamente nel cuore della sua dottrina. “Se non fosse per la qualità poetica o profetica, il filosofico e lo sperimentale giungerebbero ben presto alla ratio di tutte le cose e là si fermerebbero, incapaci di fare altro che girare sempre lungo lo stesso circolo monotono.” “Poichè ogni cosa che vive è santa.” “Gli antichi non intendevano fingere quando professavano di credere nella visione e nella rivelazione. Platone era in buona fede, e così Milton: essi credevano veramente che Dio visitasse l’uomo.” Quando sir Joshua reynolds (pittore inglese del periodo) osservò che “la predisposizione ad astrarre, a generalizzare ed a classificare è la grande gloria dell’intelletto umano”, Blake commenta: “Generalizzare è da idioti. il solo titolo di merito è particolarizzare. Le nozioni generali sono patrimonio degli idioto.”  In un catalogo che descriveva le mostre dei suoi stessi dipinti Blake osservò:

Il Giudizio Universale non è favola o allegoria, ma visione. Favola e allegoria sono un genere poetico del tutto distinto e inferiore. La visione o fantasia è una rappresentazione di quanto esiste in modo eterno, reale e immutevole. La favola o allegoria è creata dalle figlie della Memoria. La fantasia è circondata dalle figlie dell’Ispirazione, che tutte insieme vengono chiamate Gerusalemme. La favola è l’allegoria, ma quanto i critici chiamano favola corrisponde alla visione. La Bibbia degli ebrei e i Vangeli di Gesù non sono allegoria ma visione o fantasia eterna di tutto quanto esiste.

Le note su questo argomento si concludono con una frase che riassume chiaramente la posizione di Blake:

“Ma come” si dirà, “quando sorge il sole non vedete forse un disco di fuoco vagamente simile a una ghinea?” Oh no, no, io vedo uno stuolo  innumerevole di spiriti celesti che gridano:”Santo, santo, santo è il Signore Dio onnipotente.”

Nella sua mitologia la ragione è rappresentata da Urizen, che creò l’uomo; ma per creare un essere necessariamente limitato, un dio perfetto e infinito, che prima della creazione comprende ogni cosa, deve contrarsi in se stesso e questo può avvenire solo per mezzo del potere limitante della ragione che produce le dimensioni circoscriventi di tempo e spazio e che chiude lo spirito nella trappola dei cinque sensi. Urizen, collegato alla ragione, alla legge, a tutte le forze limitatrici della società e dell’ordine morale, è necessario alla creazione ma dev’essere ugualmente combattuto. All’altro estremo vi è Los (la fantasia) e Luvah (la passione). La caduta, resa inevitabile dall’atto creativo di Urizen, può essere redenta dalla riconciliazione di Urizen con Los e Luvah, per permettere all’uomo completo e indiviso, Albion, separato in molte parti dopo la caduta, di risorgere. Quest’uomo assoluto risorto e rigenerato è a volte identificato da Blake con Gesù Cristo; l’uso blakeiano di immagini ebraiche e cristiane non va però preso come un segno della sua accettazione dell’ortodossia in entrambe le religioni, e ne è prova sufficiente l’associazione di Los (fantasia) con Satana.

La sua opera è percorsa da un filone di protesta contro tirannia e repressioni di ogni genere e da un appello alla libertà sociale, politica, religiosa e intellettuale. La rivoluzione francese, o almeno la sua ideologia, fu per un breve periodo una delle grandi forze stimolatrici della fantasia letteraria inglese.

 

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