poetry

Canto della metropoli uccisa

metropolis

Tra rime rimette rimucce

frivole

(denudandosi) un grido

si dispera e s’ effonde

per la via buia.

Nel giro di un secolo

è nato un poeta.

Vendette l’ anima

per inseguire

una vuota esistenza

che s’ involveva, in movimento

ormai vago.

Profumava d’ Oriente

in un vicolo

straziato.

Parlò del cancro

di un ‘ interiorità depressa,

putrida, stagnante:

l’ anarchia feconda

della sua depravazione

vinse le gote rosse

della vergogna.

C’ è chi muore

sedotto

dal lusso d’ un paio di fianchi

ed è salvo

e disperso.

Ma a lui eccitavano

ben altri e ben falsi prodigi:

erano il viaggio, le visioni,

la vita e la droga

e desideri nichilisti e cazzi succhiati

e urla da matti

e paure, terrori

del buio oltre la stanza fredda

sedati

stretti in camice di forza.

La via per la fuga

è un pianto

taciuto.

Ha sofferto in un sommesso gemito

strozzato nelle profondità della gola

commemorando un silenzio

arcano

assordato da chiacchiere e tram,

smancerie e convenzioni e vecchia ferraglia.

Nel tempo e nella ruggine

il passato

si isola o si dimentica:

se sei vivo

sei già oltre,

hai superato te stesso e non vuoi esistere più.

Non vuoi? sei costretto

la stasi

o l’ estremo rimedio

non sono che noia stravista e rivista.

Bevi ! Devi essere ebbro

fuori di te

per fare da guida

alla felicità,

per infrangere la solitudine

degli uomini.

Speranze.

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