poetry

aletheia

Il pianoforte ardeva

sotto dita sudate

di rabbia e di sangue.

La tromba marchiava

l’ anima rovente e esaltata

come il culo di una vacca

sussurrandole

chi era veramente

e restava, per sempre.

Fusi insieme in quel ritmo

avvolgente

il suono era indelebile

maniaco,

ancora un volteggio e sarebbe stata la fine.

Una nota soltanto

e vivrò un nuovo modo

di vedere l’ esistenza.

Prospettive:

giò o su, destra o sinistra

una svolta, un salto oltre la siepe.

Ero sconvolto,

rigirato, nuovo,

più disfatto che vivo

come dopo una sbronza

riflessiva o sola.

Era la musica ?

Potevo alzarmi dopo un secolo di torpore,

ballare

come una molle tetta nuda

che s’ agita e sobbalza

all’ incalzante penetrare e penetrare del sesso.

Lentamente mi spogliavo

eccitato

dei miei vestiti consunti

vomitavo

quel mondo ormai vecchio.

Bile, parole, singulti,

acre euforia dell’ inconscio,

irrazionale spasimo e orgasmo

dell’ anima libera

padrona del suo universo vuoto.

Addio ricordi e sentenze, “au revoir !”

ero pronto a rimpinzarmi di leccornie

al banchetto del Tempo,

mi riempirò a sazietà

fino a morirne giovane

ma ingordo, voluttuoso di un nuovo piacere.

Per un istante ho avuto paura

del salto ?

Ora o mai più,

arriverò fino in fondo o lo slancio

tremendo sarà stato vano.

Mi volsi a guardare alle mie spalle

per un istante soltanto

e poi non rammento che il nulla

di cui mi confortai

per sparire lontano

io, indomito dominatore

di quei lamenti schiavi.

La mia dottrina, come tutte le altre

mi scivolò a fior di pelle

come un unguento sacro

senza che io me ne curassi.

Non potevo apprendere dalle parole:

anch’ esse avevo bisogno

di viverle.

Finalmente un pensiero

ellittico, glaciale

è sorto da una notte insonne

e stremato, trascinandosi verso casa

ha espresso meraviglia

per i colori dell’ alba

e il silenzio.

Un rosso fuoco di carne pulsante

esalta

la vacuità dell’ universo, il suo nulla

ed il mio spicchio miserabile

del Tutto.

Ode al cielo ! agli dei !

sono libero !

Perditi nelle profondità degli astri,

mia piccola esistenza

infelice:  il domani

è un sogno

che muore.

 

 

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