poetry

Un reietto

Lurido scarto di metropoli assassina

verme infimo d’una società gravida

di strazi e falsi dèi.

Sono battuto, rovinato e straziato

dalla pungente pioggia del mondo.

 

Oh! Un bambino,

docile animale da compagnia,

s’abbraccia alla gamba scollata

d’una donna,

all’ombra d’un viso vacuo

d’un padre.

Che non sono io, che non posso essere io,

che io rifiuto,

aborro,

nego

e contamino.

 

Con la mia immondizia mentale

mentre m’agito in un viavai d’esistenze

lontane

infinite e

lugubri. Forse peggiori della mia.

 

Esistenze? Quali esistenze?

Questi atroci sguardi

d’una mediocrità assordante e lercia

non sono altro

che lunghi

immutabili anni

consacrati al destino.

 

Ah! S’io potessi

cogliere il tempo e sbatterlo

sul viso d’un benpensante

che sorridendo m’allunga

il suo centesimo.

Ah, s’io potessi sputargli

sulla mano e urlare:

IO MI SONO SOLO VIZIATO

DI NUVOLE E VINO E POESIE.

Lui inizierebbe senz’altro

a credere in Dio.

 

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