philosophy/psychology/sociology

George Herbert Mead : la trasformazione naturalistica dell’ anerkennung hegeliana

Mead fa della lotta per il riconoscimento un mezzo,uno strumento per spiegare l’ evoluzione morale della società. Questo con il supporto delle scienze empiriche (sociologia e psicologia ) contribuendo a dare un’ ossatura meno teoretico-speculativa agli abbozzi originari delle teorie hegeliane del primo periodo di Jena. Per acquisire una piena consapevolezza della propria ipseità al soggetto non basta più riflettere sulla sua individuale capacità di interpretazione della realtà, nel momento in cui vede compromesso il regolare svolgimento delle proprie abitudini e consuetudini. Egli deve sapere anche considerare la propria peculiare condotta dagli occhi di un altro individuo o, in uno stadio successivo di formazione della soggettività, dagli occhi di un’ intera comunità di individui assumendo da una prospettiva oggettiva e normativa il significato etico del suo agire e del suo pensare (si tratta dello sguardo dell’ “altro generalizzato”). Ogni soggetto deve conoscere i propri atteggiamenti per potere controllare e avanzare pretese anche su quelli degli altri. Da queste idee di fondo nasce la dottrina del “to take the role of the other” : la capacità di esercitare un controllo sui comportamenti altrui dipende dalla consapevolezza del significato che un’ azione assume agli occhi degli altri soggetti che condividono l’ interazione. Questo avrà un notevole influsso sugli sviluppi del pensiero unicamente umano descritti dalla paleoantropologia di Tomasello : una delle origini della ratio umana è dovuta alla necessità che i primi Homo avevano di comprendere la primordiale comunicazione pre-linguistica del partner nella ricerca a coppie del cibo assumendo la prospettiva dell’ altro. Per Mead invece una prospettiva simile è stata possibile solo grazie all’ articolazione del linguaggio (che per Tomasello, al contrario, è conseguenza del pensiero cooperativo che i primi Homo svilupparono per sopravvivere ) . La comunicazione umana infatti agisce contemporaneamente e allo stesso modo sul mittente e sul destinatario, io posso sentire ciò che dico al pari del mio interlocutore e fare inferenze autoriflessive e oggettivo-normative sul significato delle mie parole. “Mentre non ci si rende conto del valore che possono esprimere per un altro la propria espressione facciale o il proprio atteggiamento corporeo (gesti naturali dell’ indicare e del mimare) , i gesti comunicativi vocali sono percepiti dalle proprie orecchie nella stessa forma che possiedono per il prossimo “. Questo processo sottointende il progressivo sviluppo dell’ autocoscienza : reagendo ad uno stimolo verbale allo stesso modo in cui reagiscono i miei interlocutori maturo una consapevolezza via via più profonda della mia identità . Grazie  all’ abilità umana  di mettersi nei panni dell’ altro ogni soggetto svilupperà come parte integrante della sua ipseità un suo proprio Me. Con il concetto di Me si intende infatti l’ immagine cognitiva che ogni individuo ha di sè, ottenuta imparando a percepirsi dalla prospettiva di una seconda persona. Una componente della personalità sviluppata a partire dallo sguardo di un altro (una sorta di stadio dell’ Amore hegeliano) o dalle aspettative di una comunità di altri, che confluite in un fittizzio soggetto artificiale danno vita all’ altro generalizzato.  Si tratta della capacità unicamente umana di far diventare oggetti se stessi, per la quale “l’ individuo sperimenta se stesso non mediante l’ osservazione diretta, ma solo in modo indiretto, attraverso il punto di vista degli altri “. Mead, con lo scopo finale di edificare una teoria della società, adduce a sostegno della sua ipotesi l’ esempio del gioco dei bambini, che è quella fase pre-giuridica in cui si fondano le basi per la futura partecipazione alla vita pubblica del bambino ormai divenuto adulto. Esso nasce come “play”, ovvero il gioco puro e semplice, in cui si sviluppa la capacità di anticiparsi e di ricoprire un ruolo altrui. Il bambino gioca da solo o con un solo partner nell’ interazione, ed è in grado di assumere la prospettiva dell’ avversario per prevederne le mosse, oppure di immedesimarsi in un pupazzo o in un soldatino per crearne le mosse. Questa capacità,  per Winnicott, sarà fondamentale per lo sviluppo della creatività in età adulta. Ma con il progressivo aumento dei partners dell’ interazione l’ altro si trasforma in altro generalizzato, e il “play” si evolve in “game”. Nel secondo stadio del gioco il bambino deve interiorizzare i ruoli di tutti gli altri giocatori, si può intendere come una sorta di nascita primordiale delle norme sociali. Il gioco a coppie o individuale è divenuto gioco di squadra, il bambino è ora chiamato ad entrare nell’ interazione accettando di sottostare ad una normativa di gruppo. L’ “altro” è ora una complessa forma di organizzazione dei modi di agire di tutti coloro che sono coinvolti nel medesimo processo. Pena : l’ esclusione dal gruppo. Anche a detta di Tomasello i primi Homo si evolsero da una pre-linguistica forma di caccia a coppie a un’ organizzazione comunitaria con delle leggi e delle tradizioni. Il pensiero oggettivo-riflessivo-normativo unicamente umano nacque dalla necessità fisica di cooperare perchè con il mutare dell’ altro in altro generalizzato i sapiens dovettero assumere una prospettiva inizialmente di un solo individuo, poi di un’ intera comunità. Tornando all’ idea originaria di Mead, il Me è il luogo in cui si sedimentano le norme sociali mediante cui un soggetto controlla i propri comportamenti in conformità con le aspettative comuni. E’ importante sottolineare che, al contrario di  Winnicot, che considera  l’ essere desiderati causa antecedente al  desiderio, in Mead il riconoscimento, l’ adeguazione alle norme della  comunità viene prima dell’ essere-riconosciuto da  parte della comunità stessa. Solo se l’ individuo assume degli obblighi potrà essere investito di diritti, il Sè che ha la possibilità di affermare se stesso è quel Sè che è riconosciuto nella comunita in quanto esso riconosce gli altri. Il rapporto giuridico però non può esprimere positivamente le differenze individuali tra i diversi cittadini di una comunità. Per farlo occorrerebbe il riconoscimento di tutti i singoli individui da parte di tutti come soggetti biograficamente individuati e non come semplici persone giuridiche portatrici di diritti. L’ autoaffermazione individuale per le vie della creatività, della personalità, degli standards di vita non può essere garantita dalla legge. Essa può solamente concedere comunanza normativa nei tribunali e nelle costituzioni, per questo motivo Mead rileva nell’ uomo una seconda componente della personalità: l’ Io. Si tratta in questo caso di una forza inconsapevole, irrazionale, dionisiaca, un serbatoio di energie psichiche che fornisce ogni soggetto di numerose e per lo più non sfruttate potenzialità di realizzare identità differenti. Nell’ Io si trovano tutti quegli impulsi interiori che fungono da carburante per alimentare la lotta per il riconoscimento. Il soggetto sente sempre in sè l’ urgere di esigenze incompatibili con le norme del proprio ambiente sociale, egli non può fare a meno di mettere in dubbio il proprio Me. E’ ancora una volta il conflitto a permettere lo sviluppo morale degli individui e delle comunità. Questo progresso teleologico nasce dal processo idealizzante che ogni individuo deve compiere interiormente per poter allentare l’ attrito  tra l’ Io e il Me. La via di fuga è la feconda creazione di un’ utopia. Se il soggetto infatti serba la speranza di veder soddisfatte le istanze mai appagate del proprio Io, deve essere in grado di immaginare, di anticipare una comunità ideale dove gli venga riconosciuta da un lato l’ autonomia individuale, la libertà giuridica, dall’ altro la realizzazione della propria identità, della sua personalità creativa per mezzo dell’ autorealizzazione personale (il concetto di stima hegeliano). E’ necessario prefigurarsi un “altro generalizzato” che accolga la nostra richiesta di riconoscimento. La frizione data dal bisogno del Me di essere conforme alle norme sociali e il potere creativo ed immaginativo dell’ Io libera la molla del cambiamento sociale. Ad essa è dovuta l’ introduzione di nuovi principi di libertà espressiva e di libertà giuridica, e sempre ad essa è dovuto il progressivo ampliamento della sfera dei diritti a cerchie sempre nuove della popolazione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...