anthropology/philosophy

Peter Sloterdijk – “non siamo ancora stati salvati ” (saggi dopo Heidegger )

Martin Heidegger sconsiglia vivamente al filosofo di porre la domanda genealogica, in quanto questa tecnica filosofica risulta fatalmente contaminata da ciò che vuole interrogare: per comprendere il comprendere bisogna già da sempre utilizzare lo stesso comprendere . Si tratta di un’ ingenua utopia, di un tentativo di risalire dietro il fondo del proprio occhio. In ogni genealogia si presuppone necessariamente ciò che si vorrebbe spiegare, si entra inavvertitamente in un circolo vizioso, non ermeneutico. A dispetto del maestro, Peter Sloterdijk tenta di ragionare filosoficamente sull’ origine filogenetica della specie umana, sull’ apparizione dell’ umanità dell’ uomo, utilizzando Heidegger per porre la domanda genealogica. L’ uomo deve iniziare ad essere concepito come un prodotto, che può essere compreso solamente seguendo in maniera analitica il suo processo produttivo. In quanto specie, quella umana si è potuta formare unicamente come effetto di prototecniche spontanee nelle comunità abitative con cose ed animali. L’ alleanza con Heidegger può essere stipulata solo a condizione di mettere tra parentesi il suo radicale rifiuto dell’ apporto ontico delle scienze empiriche : se infatti la domanda sorge dalla situazione estatica dell’ uomo nella Lichtung, emblema del suo triplice primato su tutti gli altri enti, bisogna ora chiedersi come l’ uomo sia giunto nella radura luminosa della manifestatività dell’ essere e come si sia originata la sua esistenza nel mondo. Si tratta dichiaratamente di una “fantasia filosofica” perchè non è evidentemente possibile verificare scientificamente gli avvenimenti di 200.000 anni fa, avvenuti in Africa orientale, da cui scaturirono i primi individui della specie homo sapiens. Attraverso questa nuova tecnica argomentativa, Sloterdijk si propone di evitare entrambi gli errori delle teorie evoluzioniste tradizionali : da una parte presupporre l’ uomo prima di averlo spiegato, dall’ altro dimenticare il processo di ominazione che diede vita all’ essere-uomo dell’ uomo.  “Non è sufficiente fare scendere giù le scimmie dagli alberi, per poi far discendere a sua volta l’ uomo da queste scimmie che sono scese” ; la versione ontologica del romanzo genealogico deve guardare piuttosto al divenire uomo dei preominidi e al divenire mondo del premondo. Non si può infatti pretendere di trovare l’ uomo già fatto prima dell’ ominazione, negli stadi preumani, allo stesso modo in cui non si può presupporre che ci sia stato un mondo già aperto per l’ uomo pronto ad aspettare che una proto-scimmia facesse lo sforzo di evolversi. “E’ impossibile che l’ uomo entri d’ improvviso nella Lichtung, ma è la Lichtung stessa a fare sì che qualcosa di preumano si apra verso l’ uomo, che qualcosa di premondano divenga formatore di mondo”. Dopo la morte di Dio predicata da Nietzsche ci si è imbattuti nel bando dell’ argomento religioso, che prevedeva una storia dell’ ominazione “dall’ alto”, per questo motivo Sloterdijk sceglie la genealogia, per delineare la metamorfosi di un animale in un mostro umano a partire “dal basso”. Non si può inoltre concepire la Lichtung come ingenerata, già da sempre aperta e in docile attesa della venuta di un ente superiore : la storia dell’ ominazione è anche la genealogia del rapporto all’ essere, per quel rapporto di interdipendenza che già Heidegger sottolineava tra Esserci ed essere. A detta di Sloterdijk si tratta di un circolo antropotecnico, non vizioso nè ermeneutico. Dalla Lichtung in cui siamo, dall’ estasi che ci riguarda dobbiamo risalire alla prima apertura originaria della Lichtung stessa : questa impresa non sarebbe potuta sorgere in un momento qualunque in quanto essa porta in sè i segni indelebili di questa epoca storica del venire alla presenza. Dopo l’ analitica esistenziale del Dasein non a caso le antropologie empiriche hanno iniziato a incentrare le loro domande e argomentazioni sull’ ente privilegiato, ovvero l’ uomo. L’ ente che noi siamo deve essere pensato in modo così alto che solo ciò che nella tradizione portava il nome di dio è sufficiente a esprimere la sua condizione. L’ uomo è stato l’ esito di un processo di de-animalizzazione dell’ animale che lo rese così mostruoso da essere in grado di formare un nuovo mondo al pari del Dio creatore della Genesi. Così scrive Heidegger nella lettera sull’ umanismo : “l’ essenza del divino ci è più vicina di quanto non lo sia l’ estraneità degli esseri viventi, poichè l’ uomo è tale nella misura in cui agisce come formatore di mondo”. Gli animali, al contrario, sono poveri di mondo : il loro rapporto agli enti loro prossimi è circoscritto al loro ecosistema di appartenenza, essi non abitano il mondo (Welt) ma ci sanno fare unicamente con il loro ambiente (Umwel) a cui si sono adattati evolutivamente. Fuori dalla savana un leone non avrebbe possibilità di sopravvivenza, come un pinguino lontano dai ghiacci, come una rana lontano dallo stagno etc… L’ Umwelt è un anello all’ interno del quale i sistemi biologici sono aperti agli enti loro prossimi, la chiusura di questi anelli relega i loro abitanti nell’ inconsapevolezza del mondo esterno e nell’ assenza di rapporti con esso, relega l’ apertura del mondo in una posizione definita e specifica: il mondo-ambiente ha ontologicamente un valore di gabbia. Il mondo invece si configura come un ambiente senza limiti, l’ essere-nel-mondo è un emergere nell’ aperto illuminato della Lichtung. L’ apertura del Welt deve venire attribuita all’ uomo come un’ operazione unicamente sua, poichè gli animali “nascono” ma non vengono al mondo. Come per l’ animale nei suoi rapporti con l’ ambiente ne va della sopravvivenza fisica, per l’ uomo nei suoi rapporti con il mondo ne va della verità .  Abbiamo già detto che l’ uomo deve iniziare ad essere concepito come prodotto, al pari del suo errare estatico nella casa dell’ essere, ma dobbiamo anche attenerci al nostro non sapere chi o che cosa sia il suo produttore. L’ uomo infatti potrebbe produrre se stesso solo perchè già uomo, un dio lo potrebbe generare solo perchè lo conosce già nei suoi piani creazionisti : in entrambi i casi ci si imbatte nel solito e ripetuto errore tradizionale, la presupposizione dell’ uomo. L’ uomo si configura dunque come un prodotto di una produzione che di per se stessa non è un uomo, e che non venne intrapresa intenzionalmente nè dall’ uomo nè da una grande scimmia antropomorfa. Il concetto di “evoluzione”, introdotto nel tardo XVIII secolo, contiene un primo riferimento a una costruzione di stampo meccanicistico senza ingegnere alcuno, e ad esso bisogna attenersi. Il compito del pensiero che Sloterdijk si propone è quello di ricostruire attraverso la tecnica del ricostruzionismo fantastico il passaggio dell’ essere vivente preumano dall’ ambiente all’ estasi del mondo. E’ qui che entra in gioco il concetto di sfera : per Sloterdijk “Essere e Tempo” andrebbe riscritto sotto il titolo di “Essere e Spazio”, dove lo spazio in questione è proprio quello circolare delle sfere.  Esse si configurano come l’ espressione post-heideggeriana del concetto heideggeriano di spazio ontologico, originario, ovvero la spazialità propria dell’ Esserci nei due modi (il primo originario e il secondo derivato) del dis-allontanamento e dell’ orientamento. Le sfere erano in principio semplici interspazi tra gruppi di animali, paragonabili a serre in cui gli esseri viventi prosperano adattandosi a specifiche condizioni climatiche che si sono autoprodotte in natura. Nel caso dell’ ominazione però, l’ effetto serra portò a conseguenze ontologiche, da un’ essere-nell-ambiente-serra a un essere-nel-mondo di tipo unicamente umano. Le sfere divennero aperture intermedie, mediane, tra l’ Umwelt e il Welt, tra premondo e mondo che non erano nè una claustrofobica inclusione nella gabbia nè il terrore di trovarsi nell’ aperto indeterminato della Lichtung. Il divenire uomo è stato un concreto affare di casa, un dramma della domesticazione : l’ ominazione avvenne infatti originariamente nelle case sferiche, se si intende con il termine “casa” un impianto di isolamento che ci protegge dalle intemperie ostili del mondo esterno. Non si può comprendere il clima confortevole all’ interno delle abitazioni se non come un prodotto tecnico, per questo Sloterdijk sviluppa la possibilità di leggere l’ estatica posizione dell’ uomo nel mondo come una situazione tecnogena, che si originò tecnicamente. L’ ominazione avvenne attraverso quattro meccanismi, dei quali nessuno preso da solo sarebbe stato in grado di produrre l’ uomo, ma fu necessaria la loro azione congiunta.

  1. MECCANISMO DI INSULAZIONE

Questo primo meccanismo costituisce la premessa fondamentale di qualsiasi creazione di uno spazio mediano tra Umwelt e Welt e non è proprio solamente dell’ uomo, ma viene utilizzato anche da molte specie animali e perfino vegetali. “Gli esemplari che vivono preferenzialmente ai margini di una comunità, con il loro soggiornare fisico alle periferie, producono l’ effetto di una parete vivente, al cui lato interno si crea un vantaggio climatico per gli individui del gruppo che abitualmente soggiornano al centro “. Immaginiamo due centri concentrici : la circonferenza esterna è costituita dagli esemplari maschi della specie, dotati delle caratteristiche fisiche per sopportare le pressioni ambientali e per combattere la lotta per la sopravvivenza; la circonferenza interna invece, protetta da quella che la include, è abitata dalle madri con i loro piccoli, che non devono più provvedere alla ricerca del cibo nè alla difesa dalle intemperie e dai predatori. Con il diminuire delle forti pressioni adattive, per quanto riguarda le madri con i loro piccoli alle qualità ereditarie si sostituiscono, come criteri per l’ ottenimento di vantaggi evolutivi, i criteri interni del gruppo. . Giunge così a dispiegarsi per la prima volta nella storia naturale uno spazio madre-bambino riscaldato in modo partecipativo, che porterà inevitabilmente all’ intensificazione dei rapporti della madre con il piccolo : il cucciolo si trasforma per la prima volta in bambino. E’ l’ inizio della fuga dell’ uomo dalla natura, è il primo piccolo passo verso la de-animalizzazione. L’ affinamento evolutivo infatti parte proprio dal punto più protetto dall’ insulazione, nel bel mezzo della sfera all’ interno della quale la condizione di tregua permanente è assicurata dal soggiornare fisico dei maschi adulti ai margini del branco. Le più alte forme di vita sociale creano per sè stesse un ambiente lussureggiante, nel quale si dispone di un più alto standard di sensibilità e di comunicabilità tra  i fruitori dell’ isola, della serra. L’ uomo che sa, che interroga la verità dell’ essere degli altri enti, di sè stesso e dell’ essere in generale, è frutto dell’ uomo che si concede viziosamente il lusso della gratuità, di ciò che è inutile dal punto di vista dell’ adattamento alle pressioni selettive presenti in natura. A dimostrazione di ciò, con la valorizzazione dell’ infanzia si impone la forma di vita (quella del piccolo non autosufficiente, dipendente in tutto e per tutto dalle cure materne) più rischiosa dal punto di vista evolutivo, e che risulterebbe impossibile senza un sostanziale aumento delle condizioni di sicurezza. A questo consegue necessariamente che le leggi del fitness darwiniano inizino ad essere concepite come flessibili, elastiche, in quanto gran parte delle qualità unicamente umane si formarono in evoluzioni non adattive, ma immanenti al gruppo, intestine. La neonata presenza dei bambini nelle comunità umane cambierà radicalmente le abitudini degli adulti, ad esempio  Jean-Jacques Rousseau farà risalire le origini dell’ arte oratoria alla gelosia imitativa propria degli infanti.

2. MECCANISMO DI LIBERAZIONE DAI LIMITI CORPOREI

Con questo secondo meccanismo ha ufficialmente inizio la lunga storia dell’ homo technologicus, attraverso una nuova e più profonda forma di presa di distanza dalla natura: adesso il preominide sarà emancipato dall’ adattamento, dal contatto diretto con il mondo naturale per via dell’ utilizzo dapprima casuale e poi elaborato di strumenti. La deriva antropogonica non si sarebbe potuta realizzare senza il prendere oggetti, il maneggiare utensili e cose da parte di una zampa che, per il suo stesso prendere e maneggiare, si sta lentamente trasformando in mano. ” Se all’ interno della prospettiva evolutiva ci fosse qualcosa come una scena originaria della Lichtung, essa consisterebbe in una sequenza di atti nel corso dei quali un preominide afferra una pietra”, la fase di formazione dell’ uomo consiste in un’ età della pietra, nel senso di un’ età di primordiale utilizzo di mezzi duri.  I primi strumenti portarono con sè primitivi valori di verità, ovvero i primi, incauti passi all’ interno della Lichtung, e cioè i successi e gli insuccessi nell’ utilizzo, ovvero, tornando ad Heidegger, l’ appagatività propria del mezzo utilizzabile che ci permette di orientarci nella fitta rete di significatività, e che permette la nostra pre-comprensione già da sempre in atto nel nostro abitare con familiarità il mondo. L’ insuccesso nei lanci dei mezzi duri, così come la mancata appagatività dei mezzi, genererà stupore che si convertirà in theoria. Il preominide ora inizia ad uscire dall’ ambiente sviluppando una tecnica della distanza per orientare i suoi lanci, per questo motivo ai primi strumenti viene attribuito un carattere originario che spazializza il mondo assoggettandolo al comando  dell’ uomo. Se la fuga è infatti un evitamento negativo del contatto corporeo, la tecnica ne rappresenta uno positivo, che a lungo andare è destinato a trasformarsi in potere. I confini dei lanci dei preominidi costituiscono ora i confini del loro mondo, che hanno pur sempre un valore ontologico di gabbia per via dell’ ancora rudimentale progresso tecnologico, ma si tratta pur sempre di un orizzonte ben diverso da quello del mondo-ambiente, in quanto autoprodotto da un animale in cammino verso la de-animalizzazione, già in fuga dall’ ambiente ecologico. Gli sguardi che seguivano i lanci costituirono una prima forma di interpretazione, un primo tentativo di comprendere ciò che, superficialmente e intuitivamente, già da sempre comprendiamo : la concezione del Dasein come “progetto” nasce proprio dalla neoacquisita disposizione ad anticipare i risultati dei lanci. Si assiste così all’ evento primario dell’ antropogenesi, ovvero la produzione ontologicamente rilevante di un effetto in uno spazio osservabile. Il fare centro costituirà una forma primitiva di frase, il lancio riuscito rappresenterà una prima sintesi di soggetto (pietra), copula (concreta azione del lanciare) e oggetto (bersaglio da colpire, ovvero generalmente un animale in quanto preda). Nascerà così non solo la rete di significatività dei mezzi utilizzabili, attraverso il rinviare della verità e delle azioni le une alle altre, ma persino il linguaggio, come medium per la presentazione e la rappresentazione dei successi.

3. MECCANISMO DELLA PEDOMORFOSI

Attraverso l’ utilizzo dei mezzi duri i pre-sapiens si liberarono progressivamente dai limiti di un adattamento solamente corporeo al mondo esterno : questo permise l’ inizio del fiorente lussureggiare dei corpi dei preominidi, emblema del quale è la metamorfosi delle forti zampe dotate di artigli in mani tanto aggraziate quanto precise. Attraverso il passaggio obbligato per il secondo meccanismo dell’ ominazione, la selezione inizia a divenire sempre più legata all’ effetto serra e quindi inizia a premiare quelle caratteristiche che facilitano un’ ulteriore presa di distanza dalla natura (essendo la serra stessa nata da un’ originario disadattamento dall’ ambiente) . Questo terzo meccanismo è, per Sloterdijk, il processo che produce gli effetti più mostruosi dell’ ominazione, ovvero la costituzione fisiologica e morfologica dell’ uomo moderno: d’ ora in poi l’ uomo è immerso nel lusso, è in cammino verso la bellezza. L’ immagine corporea dei sapiens è infatti biologicamente improbabile, svantaggiosa dal punto di vista dell’ evoluzione animale in ogni suo particolare, dalla posizione eretta alla fragilità della pelle, dalla debolezza dei denti e delle unghie alla quasi totale assenza di pelo. Questo perchè nei sapiens, grazie ai privilegi della vita nelle sfere, si sono potuti stabilizzare risultati mostruosi di viziamento, che vide la sua apoteosi nel mantenimento di morfologie intrauterine nella situazione extrauterina. I nati godono infatti, per tutto l’ arco della loro vita, dei privilegi dei feti grazie alla creazione (dovuta alla tecnica e allo spazio madre-bambino) di un’ utero esterno, un’ incubatrice : gli esseri umani si configurano come esseri viventi che non vengono al mondo, bensì alla serra. L’ evoluzione umana si realizza in una situazione protetta che ha avuto origine in modo cooperativo e che ha portato alla premiazione di quelle variazioni più esteticamente convenienti.  Durante la formazione del moderno homo sapiens ha avuto luogo una mostruosa rivoluzione temporale, che si attua in una rischiosa anticipazione della nascita accompagnata da un lungo rinvio del divenire adulto. Un neonato umano infatti, per nascere in una situazione di semi autodipendenza come quella che gli altri primati hanno alla nascita, necessiterebbe di una gravidanza di 21 mesi, ma, per via della vortiginosa crescita intrauterina del cranio conseguente al drammatico aumento del volume del cervello,una permanenza così lunga nello stretto utero materno non è possibile. La nascita prematura e il prolifico lussureggiare della cerebralità dipendono l’ una dall’ altro in una causalità circolare : la simbiosi madre-bambino, garantita dalle condizioni della serra ormai stabilizzatesi, compensa il deficit uterino del neonato. Attraverso il potenziamento senza precedenti dell’ infantilità, per cui “ogni volto è la formazione di un muso animale che non si è compiuta”, nello spazio umano sorge così il tempo esistenziale, una nuova concezione del passare dei giorni e degli anni ormai tutt’ altro che naturale. Ma l’ improbabilità della situazione lussureggiante da vita ad un senso di pericolo, il viziare obbliga ad aver cura della condizione viziata, dell’ incubatrice che permette il lentissimo crescere dei piccoli in umani. Solo perchè l’ Esserci è condannato ad aver cura del lusso l’ essere può venir compreso come tempo : è la serra, l’ incubatrice a costituire la casa dell’ essere (secondo quanto afferma Heidegger nella lettera sull’ umanismo si tratterebbe invece del linguaggio). Gli insiemi abitativi costituiscono una ripetizione delle prestazioni dell’ utero materno in uno spazio pubblico, il linguaggio è invece ciò che anima l’ incubatrice, ciò che permette un’ ulteriore e ancora più profonda presa di distanza dalla natura e costituisce dunque, a detta di Sloterdijk, solamente la seconda casa dell’ essere, derivata dalla sfera.  Con il loro proliferare ed espandersi,queste  serre formate da gruppi di uomini finiranno per chiamarsi culture, infatti per natura “gli uomini non possono sottrarsi a certi effetti collaterali derivati dalla loro evoluzione lussuosa nelle sfere e allo stress nato dalla necessità di difenderle […] diventano così necessarie delle convenzioni che riducano i rischi di coesistenza tra gli esseri viventi incubati”.

4.MECCANISMO DI TRASPOSIZIONE

Il divenire uomo è stato fino ad ora descritto come l’ effetto di una iper-insulazione : si è ormai venuta a creare una differenza siderale tra mondo interno e mondo esterno alla sfera. Per questo motivo, con il progressivo aumento del numero dei gruppi umani e con la nascita della competizione tra di essi, le irruzioni del mondo esterno nell’ involucro interno producono una drammaticità fatale. Se queste invasioni dovessero penetrare fino al centro della sfera, fino allo spazio madre-bambino, gli esseri umani pagherebbero il prezzo per il loro drastico allontanamento dalla natura, per il loro lusso e la loro estasi nella Lichtung. Nel caso di una devastazione dell’ integrità coesa dell’ incubatrice, sarà fondamentale avere la possibilità di potersi rifare a una riserva di ricordi e di routine che permettano una ripetizione delle condizioni originarie della sfera ormai infranta : senza questa immunologia simbolica non è nemmeno pensabile l’ esistenza dell’ uomo all’ interno delle sofferenze croniche che hanno costituito la sua storia. Dal richiamo ai ricordi della situazione dell’ epoca precedente le catastrofi nascono le religioni, non a caso Sloterdijk constata che quasi tutti i sistemi religiosi tutt’ ora in auge conoscano il concetto di “rinascita”. Il meccanismo della trasposizione fa sì che le caratteristiche dello spazio precedente vengano assunte nelle situazioni più estranee ed estreme : si pensi a una preghiera ebraica negli spazi angusti di Auschwitz. L’ abituarsi al nuovo non è altro che la trasposizione, in mutate condizioni climatiche, delle vecchie abitudini della sfera di appartenenza. Giunge a sostegno di questa tesi l’ apporto teorico della psicologia viennese : anche le abitudini del cuore vengono sempre, anche se prevalentemente in maniera inconscia, trasposte dalla figura libidica della madre a quella della persona amata. Il linguaggio, vicario della metamorfosi delle sfere in culture, non è altro che l’ organon generale della trasposizione.

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