literature

Prima pagina di “Bagatelle per un massacro”, Céline

Il mondo è pieno di gente che si dice raffinata e che poi non è, ve l’assicuro, raffinata neanche tanto così. Io, servitor vostro, credo davvero di esserlo, un raffinato! Sputato! Autenticamente raffinato. Fino a poco tempo fa, facevo fatica ad ammetterlo… Resistevo… E poi un giorno mi sono arreso… Al diavolo!… Però sono un po’ infastidito dalla mia raffinatezza… Cosa si finirà per dire? Pretendere? … Insinuare?…

Un vero raffinato, raffinato per diritto, per costume, garantito, di solito deve scrivere almeno come il sig. Gide, il sig. Vanderem, il sig. Benda, il sig. Duhamel, la signora Colette, la signora Femina, la signora Valéry, i “Théàtres Français” … sdilinquirsi sulla sfumatura… Mallarmé, Bergson, Alain… spompinarsi l’aggettivo… goncourtizzare… cristo! Insulare le mosche, frenetizzare l’Insignificante, cinguettare in pompa magna, pavoneggiarsi, chicchirichire ai microfoni… Rivelare i miei “dischi preferiti”… i miei progetti di conferenze…

Potrei, potrei certamente diventarlo anch’io, un vero stilista, un accademico “pertinente”. E’ una questione di lavoro, un’applicazione di mesi… forse di anni… Si può ottenere tutto… come dice il proverbio spagnolo: “Molta vaselina, tanta pazienza, e l’elefante s’incula la formica”.

Ma sono ormai troppo vecchio, troppo incancrenito, troppo incarognito sulla maledetta strada del raffinamento spontaneo… dopo una dura carriera di “duro fra i duri” per ritornare indietro ora! e andate anche a concorrere per la libera docenza di trine e merletti!… Impossibile! Il dramma sta qui. Come ho potuto farmi afferrare, soffocare d’emozione… dalla mia stessa raffinatezza? Ecco i fatti, le circostanze…

Mi confidavo di recente con un mio caro amico, un bravo dottorino del mio stampo, ma in meglio, Léo Gutman, a proposito del gusto sempre più forte, spiccato, virulento, che dico?, assolutamente dispotico che mi prendeva per le ballerine… Gli domandavo il suo parere… che cosa sarei diventato? io, con una famiglia a carico! Gli confessavo tutta la mia rovinosa passione…

“In una gamba di ballerina il mondo, le sue onde, tutti i suoi ritmi, le sue follie, i suoi desideri sono inscritti!… Mai scritti!… La poesia più ricca di sfumature del mondo!… eccitante! Gutman! Tutto! O Gutman, amico mio, il poema inaudito, caldo e fragile come una gamba di ballerina in mobile equilibrio, è in sintonia con l’ascolto del più grande segreto, è Dio! E’ Dio stesso! In tutto e per tutto! Ecco il fondo del mio pensiero! A partire da settimana prossima, Gutman, pagato l’affitto… voglio lavorare solo per le ballerine… Tutto per la danza! Nient’altro che per la danza! La vita le afferra, pure… le porta via… al minimo slancio, voglio andare a perdermi con loro… tutta la vita… fremente… ondeggiante… Gutman!… Mi chiamano!… Non sono più io… Mi arrendo… Mica voglio essere scaraventato nell’infinito!… alla sorgente di tutto… di tutte le onde… La ragione del mondo si trova qui… Non altrove… Perire di ballerina!… Sono vecchio, presto creperò… Voglio dissolvermi, effondermi, dissiparmi, vaporizzarmi, tenera nuvola… in arabeschi… nel nulla… nelle fontane del miraggio… voglio perire della più bella… Voglio che soffi sul mio cuore… Cesserà di battere… te lo prometto! Gutman, fa’ in modo che avvicini le ballerine!… Voglio crepare, lo sai, come tutti… ma non in un vaso da notte… di onda… un’onda bellissima… danzante… fremente…”

[…]

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