poetry

Giovane puttana

Vivo nel culto indiscreto

della notte.

La luce è patrimonio di tutti

egualitaria, comunitaria, populista

permette ai volgari profani

il vano fluire

di esistenze coccolate.

Non sono degni nemmeno di uno sguardo

quei luridi scarti d’ uomini

saziati da tali pocaggini,

da queste chiacchiere.

Vecchi, bambini e buoni padri di famiglia

rantolano

come cadaveri d’ ossa senz’ anima

al tuonante rintocco del campanile di pietra,

coro austero d’ arcangeli

in una fitta coltre di panico.

Mio splendido vagare solitario,

angusto sarebbe il cosmo

per saziarti .

Mie dolce visioni d’ oltretomba,

spettrali reminescenze

d’ un rosso splendore fugace

negli occhi di chi è a un passo dalla fine tremenda,

soddisfate con l’ inno sacro del vizio

il mio immenso bisogno di odio !

Roboante una macchina incombe

per la via deserta

tuonando sui marciapiedi esausti

e svergognati.

Una Vergine scrostata

dalla sacra effigie dell’ icona

all’ angolo tra viali deserti

distribuisce lussuria ai passanti,

come si da il pane ai morti di fame.

Rifugiava il volto nelle tenebre

per la vergogna,

una logora giovinezza l’ abbelliva.

Godetti della sua disperazione

umiliandola

in un vicolo accigliato,

la straziai in un amplesso perpetuo

d’ angosce.

Inginocchiata ai miei piedi

mi implorava, ormai sedotta,

di venire in fretta,

di spargere il seme indelebile

sul suo petto ansante

e immaturo.

Si dileguò nel cuore pulsante

di quella noia dai facili costumi,

ancora mezza svestita.

Nulla era accaduto

per i caotici tetti smocciolanti :

la pioggia lavava i sussulti

delle caduche azioni umane.

Eppure quella giovane donna,

cui agitavo il membro eccitato davanti al volto

voracemente porgendolo alle labbra socchiuse

e che deciso incitavo a succhiarlo,

non sembrava propensa

alla morte.

Servile, ne avrebbe viziati altri cento

di vecchi pervertiti

per tornare con l’ alba

a irradiarsi di luce.

La sola parola “speranza” mi fa venire da vomitare,

che stupida illusione la luce !

Vivo nel culto indiscreto

della notte profonda,

invalicabile,

intrepida presenza nell’ uomo

della sua fragilità.

 

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