philosophy

L’ origine e il tracollo dell’ Occidente

Sulle ceneri dei falsi e antiquati saperi della tradizione secolare, si edificherà la metafisica. La suddivisione aristotelica tra filosofia prima e filosofie seconde è il parto di un nuovo modo di vedere l’ umanità: esso riconduce l’ etica, l’ agire a principi assoluti che ne giudicano la condotta. Ufficialmente non si è più nel regno della phusis, l’ uomo è stato de-animalizzato, adesso si tratta di un mostro, un Titano. I poeti, Omero ed Esiodo su tutti, sono i vegliardi di Zeus che stanno per essere abbattuti, destituiti del loro scettro celeste    -loro prima di lui avevano reciso il fallo di Crono- . Ma lo slancio che ne  derivò affondava le sue radici nella decostruzione platonica: prima dell’ edificazione dello stato ideale infatti, risultava necessaria la demolizione dei falsi e antiquati saperi. Essi avevano trascinato Atene nella malattia insanabile dei governi che si erano succeduti al suo comando:  prima la democrazia osannata da Pericle in Tucidide, poi l’ oligarchia dei Trenta, infine la democrazia restaurata. Quest’ ultima si era macchiata dell’ esecuzione capitale dell’ uomo che Platone non esita a definire come “il più giusto del suo tempo”, Socrate.  Ecco spuntare la neonata e ormai necessaria correlazione tra theoria e prassi : a partire dalla fioritura del pensiero metafisico, le ragioni del morbo che affliggevano Atene andavano ora ricercate nel terreno del sapere. Già Socrate aveva inteso la filosofia come cura dell’ anima, ossia come guida per condurre l’ agire, ma il progetto platonico fu più ambizioso,  solo a partire da quest’ ultimo si potrà parlare di un vero e proprio evento nella storia del pensiero. Alla demolizione dei saperi falsi e bugiardi, tramandati dalla tradizione secolare, si affianca ora, come conseguenza necessaria, la ricostruzione di qualcosa di nuovo, immortale, perché orientato dall’ egida di principi assoluti, universali. E’ una nuova forma mentis: l’ archìa.  In questo capitolo della storia dell’ occidente,che si protrarrà fino alle soglie del novecento, l’ esigenza è che i grandi concetti morali  vengano indagati nella loro essenza universale. Per Platone, in ampia polemica con la sofistica, esiste un imprescindibile terreno di indagine nell’ ambito delle riflessioni teoriche, “prime”, generali in senso assoluto. Ma la realtà sensibile non sembra avere i requisiti per rispondere alle domande socratiche, e così l’ anima viene trascinata nell’ iperuranio. Le virtù, come la giustizia di un uomo, sono parziali e transitorie : non è possibile capire cosa sia la giustizia in generale mostrando l’ esempio di un uomo giusto. Le Idee fungono, per l’ intelletto umano, come condizione imprescindibile perché esso possa conoscere qualcosa, ma esse non possono essere colte nel modo semplice e diretto con cui i sensi colgono gli oggetti materiali : gli universali dovranno così essere necessariamente il prodotto, l’ oggetto di un’ inferenza. Se è gnoseologicamente necessario che le idee esistano, pur non essendo oggetto di conoscenza diretta, ne consegue che esse non possono che appartenere ad un altro mondo. Il rapporto tra mondo sensibile e mondo iperuranio è un rapporto di imitazione e partecipazione : i principi archici cui l’ agire pratico deve rifarsi sono imitazioni dei Valori ultrasensibili, la causa per cui un principio potrà essere considerato giusto o meno è la sua attiva o mancata partecipazione all’ idea di Giustizia. Sorgerà a questo proposito un ampia polemica con l’ Aristotele delle Categorieper il quale, con la distinzione in sostanza prima e sostanza seconda,i rapporti gerarchici tra i due mondi sono invertiti dal punto di vista epistemologico. Gli universali vengono così declassati a sostanze di secondo grado che , come i generi,le specie e tutte le predicazioni accidentali, non si darebbero senza la concreta esperienza del mondo sensbile . Ma a parte la critica aristotelica, con questo passaggio focale si assiste all’ introduzione nel pensiero platonico di una radicale componente metafisica: questa legherà saldamente la politica alla morale, per decidere riguardo la prima si dovranno interrogare in via preliminare i principi della seconda. Per questo motivo dovranno essere i filosofi a governare, o i governanti a divenire seriamente filosofi per permettere l’ estirpazione dei mali dal mondo; perchè essi risultano gli unici predisposti per natura ad indagare disinteressatamente l’ ambito degli intelligibili, a rinunciare alla totalità dei beni materiali al solo scopo di ricercare il bene della comunità e il bene di ciascun singolo individuo. Nel mondo iperuranio esistono delle gerarchie ontologiche, e al vertice della piramide si instaura appunto la somma idea di Bene, quel limpido sole che abbaglia gli occhi intorpiditi dello schiavo liberato e che irradia di sè, della sua luce tutti gli altri universali. Ma davanti alla nuova musa dell’ agire pratico resta pur sempre uno scoglio che l’ onda della nuova concezione archica deve oltrepassare. La teoria dell’ anima spiega come si possa concretamente attingere a una conoscenza efficace degli intelligibili: il mondo iperuranio si configura come il luogo naturale in cui l’ anima abita nella beata contemplazione delle Idee, di cui perde memoria a seguito del dramma della  reincarnazione. Gli enti del mondo sensibile costituiscono dei semplici segnavia, delle imitazioni imperfette delle loro stesse essenze, che pure sono al di fuori di essi, ma intuibili grazie al ricordo da parte della componente razionale dell’ anima della sua conoscenza un tempo ineffabile e perfetta, intuizione che porta dal caso particolare empirico all’ universale celeste. Con la dottrina della reminescenza Platone spiega come le idee possano agire sull’ anima pur esistendo solo in un’ altra dimensione, e a loro l’ anima si troverà inscindibilmente legata nel campo decisionale del concreto agire. Come si vede, con Platone è per la prima volta evidente la totale subordinazione della praxis alla theoria, sulla base della dipendenza gnoseologica, ontologica ed epistemologica del mondo sensibile da quello ultra-sensibile: egli riteneva che il relativismo sofistico, dando libero sfogo alla molteplicità (emblema di imperfezione già a partire da Pitagora) e quindi al disordine delle opinioni, del fragile piano della doxa, non possa che produrre caos e violenza, o alla meno peggio la giustificazione teorica della legge del più forte, del ritorno alla phusis. La Metafisica nasce con in grembo un’ esplicita finalità politica, perchè  la conoscenza delle Idee porterà inevitabilmente alla fondazione di una scienza politica universale, basata sull’ omologia imprescindibile tra bene individuale e bene comune, e  questa scienza assoluta non potrà che garantire la pace e la giustizia tra gli uomini, che si configura come un’ adempimento da parte di ciascuno al compito che per natura è predisposto a svolgere nella polis: lavorare, combattere o governare. La filosofia al potere, sulla cui teorizzazione insiste soprattutto la Repubblica, rappresenta il punto di arrivo di tutta la mediazione platonica.

 

 

La metafisica è stato il culto dell’ Occidente fino a quando si è stati in grado di sostenerla: è comodo ricondurre l’ etica e la politica a concetti universali fintanto che sei tu stesso a dettarli. Da Platone alle guerre mondiali, l’ occidente è stato il centro del mondo, l’ iperuranio da cui attingere conoscenza e lo scettro davanti a cui prostrarsi. C’ è stata Roma di mezzo, poi la Chiesa e le crociate, i primi apparati statali moderni, poi la conquista delle Americhe, la tratta degli schiavi e la colonizzazione. Ovunque l’ Occidente metteva piede espandendosi, esportava la sua forma mentis archica, spacciandola per una sorta di Giustizia divina – si pensi al “fardello dell’ uomo bianco” dell’ Inghilterra vittoriana-  . A partire dalla Grecia delle poleis, la sopraffazione dell’ Oriente alle Termopili, Maratona e Salamina, l’ Europa cominciò a imporsi progressivamente come egemone del globo, e non poteva  che fare comodo ai comandanti di comandare. Non illudiamoci con polemiche di natura storico-politica : si tratta della natura dell’ essere umano per cui ,semplicemente, il più forte comanda. La ragione di cui tanto ci vantiamo a dispetto delle bestie non è che una futile fonte di giustificazione di questo regime totalitario che la Potenza ha esercitato, esercita ed eserciterà sempre. Ma la Metafisica non ha retto all’ urto della demolizione nietzschiana e, successivamente, di quella heideggeriana : essa è morta con lo sfiorire del predominio occidentale sul globo, con il suo inesorabile declino. Da prodotto a vittima sacrificale, da credenza sapienziale a idolo polemico. Utilizzo come mia la concezione di filosofia come “nottola di Minerva”, secondo cui i filosofi del secolo passato non possono aver  fatto altro che constatare l’ epoca storica di cui hanno avuto esperienza; il loro modo di vedere il mondo, le loro prospettive furono frutto del tracollo che potevano ammirare con occhi tanto estasiati quanto malinconici. Dopo quasi cinquant’ anni di apnea nell’ angusto spazio vitale che gli veniva riservato da Unione Sovietica ed USA, dopo essere stato schiacciato e manipolato  dai due blocchi, l’ Occidente ha ora perso completamente la sua personalità. Hegel aveva visto nel dispiegarsi eurocentrico dello spirito assoluto un progresso teleologico volto alla liberazione dell’ uomo, Marx aveva interpretato la dottrina del maestro sviluppando  la certezza della rivoluzione che assicurasse uguaglianza al popolo soppresso. Non è un caso che dopo gli avvenimenti della Guerra Fredda Karl Popper parlerà di Hegel e Marx come falsi profeti: per via dell’ umiliante soccombere delle loro ingenue previsioni. Nella vastità dell’ universo, per quasi due millenni l’ ondata di gloria della supremazia cosmica ha investito i popoli al di quà dell’ Atlantico e degli Urali, che si sono vanamente illusi del persistere di questa condizione egemone oltre i limiti del tempo. I loro schematici sistemi dottrinali che prevedevano una spiegazione causale del Tutto si ergevano sulla presunzione della spiegabilità stessa del Tutto, concezione che non può certo essere di stampo provinciale o paesano, e non a caso seguivano conformemente la scia intrapresa dalla ricerca aristotelica delle cause nella Fisica e nella Metafisica. Tutte le grandi civiltà decadono, se l’ imponenza degli ziqqurat fu irrisoria nei confronti di quella del Partenone, ora il Partenone non può che suscitare il riso di coloro che si sono abituati ai grattacieli di Manhattan. Già Nietzsche non ebbe più la faccia tosta di continuare a sperare nella realizzazione delle suggestive fantasie hegeliane, e con la morte di Dio aprì la strada della rassegnazione mettendo alla luce il declino che ormai si era compiuto. All’ Ubermensch è ora preclusa l’ accettazione di qualsiasi dottrina preconfezionata, assoluta, egli dovrà individualmente trovare la sua strada verso la piena realizzazione di sè, a discapito delle virtù universali osannate dalla metafisica occidentale e ora immancabilmente prive di qualsiasi significato. Svuotate della loro essenza, le Idee discendono dall’ iperuranio per instaurarsi nel profondo dell’ anima di ogni individuo, prive ormai della loro unicità si disperdono, tutte diverse, nella molteplicità dei soggetti. La perfezione dell’ Uno è crollata brutalmente a discapito della dionisiaca esaltazione della pluralità: la strada è spianata per l’ imminente sorgere dell’ esistenzialismo, filosofia dell’ assurdo e delle situazioni-limite, teatro dell’ orrido e del grottesco che ben rivela la condizione di tragica nostalgia in cui si dibatte il popolo occidentale. E’ possibile volgersi almeno con rassegnata costernazione ai fasti del passato, come lascito testamentario di una civiltà un tempo splendente ? Emil Cioran trova almeno una magra consolazione nel persistere della musica classica e dell’ Opera come eredità indelebile unicamente europea, ma a  partire dal jazz e dal garage rock e dai Velvet Underground la scena musicale si è anch’ essa dislocata dalle sue radici occidentali per trasferirsi oltreoceano. Per quanto riguarda la musica contemporanea generalmente, a partire appunto dai ’50/’60, un genere nasce e fiorisce a New York, nel caso dei Velvet e dei Sonic Youth in ristrette cerchie avanguardistiche di esperti, per poi essere preso a modello da un gruppo inglese che lo importa in un triste e poco originale Occidente ormai ridottosi al rango di  provincia. Ne “Il tramonto dell’ Occidente” Spengler individua e motiva la causa della fase di decadenza, che indica come zivilisation, nel vano tentativo europeo di mantenere in vita modelli culturali ormai già morti. L’ affezione per il suo passato di gloria ha costituito l’ arma fatale con cui l’ Europa ha segnato la sua fine : intellettualmente arida e politicamente fragile, essa ha resistito alla sua fine solo per mezzo del continuo cambiamento dei modelli di riferimento, che così smettevano di essere unici, immutabili, irreversibili, perfetti e universali. Non fu un caso che il suo libro cominciò ad avere grande successo solo a partire dal 1918, con la sconfitta della Germania nella Grande Guerra, culla ontologica e originaria  del patrimonio culturale ellenico : per quanto poco consolante, la sconfitta dell’ impero tedesco coincideva con quella dell’ Europa intera. Trent’ anni dopo il piano Marshall ufficializzerà l’ ormai evidente dipendenza economica dei paesi satellite dalla nazione ormai neo-egemone del globo, ovvero gli Stati Uniti d’ America. Con l’ European recovery program avverrà l’ ultimo, definitivo, inevitabile, insanabile tracollo. Spengler infatti attutiva i toni apocalittici dell’ opera con una più ottimista visione che acquisiva la sua dolcezza dalla divisione tra cultura, intesa come produzione spontanea, dionisiaca dell’ anima, e civiltà, intesa come tecnica meccanica meramente razionalistica ed apollinea. L’ Europa aveva ormai terminato il processo della sua cultura, e non poteva che attendere da se stessa nient’ altro che un progresso di civiltà, cosa che rappresenta una sorta di nuovo inizio e non certo un definitivo collasso. Ma con questa concezione si assiste  a una nuova, riattualizzata ma pur sempre identica, ingenua forma di idealismo, in quanto il tracollo dell’ una porta consequenzialmente al tracollo incontrovertibile dell’ altra, l’ omettere il necessario legame tra cultura e civiltà costituì un errore che si avvicina al fanatismo e all’ utopia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...