poetry

Una notte all’ Inferno

Ho visto la via buia terminare

tra le ruvide braccia del cosmo.

Ho calpestato inconscio e sodomizzato

le paradisiache vie della fine,

del non ritorno,

dell’ interminabile andirivieni di questa noia tragica.

La noia si spargeva dal cielo

come manna al popolo eletto

dei grassi flaccidi ingordi scarti d’ uomini.

Li odiavo tutti, gli annoiati,

sperperavano il tempo come sgorga la fonte dalla roccia,

non se ne  curavano affatto

del loro inesorabile oblio,

del loro folle sperpero d’ esistenza.

L’ ingenuità è la virtù dei deboli,

la viltà che dilaga nei petti insani degli esseri

e loro, gli sporchi deboli,

sono loro che mi rendono schiavo !

Per fuggirli,

per strappare le catene che mi tendevano esultanti,

dovetti accettare la morte

perpetua

che mi affligge

che avvolge ogni mio gesto, ogni mio sguardo,

quel Terrore infecondo del vuoto

che paralizza ogni mio slancio allo spiccare del volo.

Ho visto negri spacciare pillole di salvezza

ai margini infimi delle periferie cosmiche,

masticati e rigurgitati,

sboccati come rancida vodka

dallo sfrecciare incessabile della metropoli.

Li accolsi come arcangeli annunciatori

dell’ Eternità,

come candidi pastori di un Dio onnipotente.

D’ un lampo si spalancarono

le immense vie della notte,

era una strada in discesa verso l’ armonia,

verso il depravato amplesso della felicità,

estasi di corse in macchina slanciati verso i confini della Terra,

di vagine schizzate di caldo sperma tuonante,

di vizi da checca striduli e agonizzanti,

di chitarre percosse in una buia cantina jazz,

tinta dai colorati tormenti degli spasimi degli amanti,

delle risse, delle bottiglie infrante con odio

sul rosso e caldo cranio spappolato di un vecchio

che puzzava sbronzo sul ciglio della disperazione.

Ho  terminato il fragore di ogni mio istante

trascinandomi verso casa depresso, inquieto, barcollante,

un soffio di vita mi ha prosciugato quell’ ultimo residuo di speranza.

Sono tornato alla noia,

ai deboli, agli annoiati,

a quegli sporchi vili  che mi accolgono sorridenti alle porte dell’ Inferno,

del loro inferno fatto a misura per ricchi borghesi nazionalisti.

I loro artigli mi attanagliano nei salotti di case ben arredate,

seduti a tavole imbandite ad arte con piatti di noia,

conversando di noia,

amando e venerando la noia, pregando per la noia

e invocando e scopando la noia

eludendo l’ ultimo orgasmo del corpo

vincolato a una coscienza cieca,

sempre pronta a giudicare dall’ alto della sua orrenda idiozia.

Basta  un piccolo gesto, un sorriso sincero degli annoiati

per risvegliare l’ immensità del mio odio pagano.

Mi sembra di essere solo in tutto l’ Universo,

disperato errante fra gli astri,

fra le profondità celate del vuoto infinito,

roboante spruzzo di gioia sfavillante

e fugace.

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