poetry

Memorie d’un clochard

C’è un Cristo in croce,

solo,

appoggiato stancamente al muro.

Davanti a lui s’inginocchiano:

bambini malati,

vecchie zoppe,

donne sole,

uomini ubriachi.

Il male, la spazzatura del mondo

s’accascia

ai suoi piedi inchiodati.

Nude puttane livide

al passaggio

distolgono lo sguardo;

ma la sera,

infilzate dall’ennesimo cazzo,

lo invocano silenziose.

Oh! Vedo ora un sudicio pezzente

vomitare a terra

mentre il Cristo lo guarda.

Sento il suo giudizio silente,

la sua condanna eterna:

“Dio ti perdona anche se fai così schifo;

la tua vita è il tuo inferno,

dopo

saranno solo ossa, terra e vermi”

Piscia un cane

sul marciapiede;

ingenuo animale non sai

che anche tu

sei stato punito.

La tua bestialità è il tuo male,

neanche hai il cervello

per mettere in croce Dio

e odiarlo

e pregarlo.

Ora

vorrei esserlo io,

quel Gesù Cristo tradito;

vorrei fottere il tempo e

gioire dei dolori mortali.

Ma sono sbronzo

e casa mia

è il maledetto marciapiede di fronte.

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