poetry

Rime berlinesi

La peste bubbonica della sera

travolgeva

quei due corpi languidi;

mossi dall’aureo etanolo d’una notte scostumata

scoprivano luoghi mai visti,

parole mai dette.

Sogghignavano scaltri

al susseguirsi dell’ora;

era tempo di muovere l’attimo,

godersi l’orgasmo del secondo.

S’APRONO LE PORTE DEGLI INFERI

AL TRANGUGIARE SORDIDO DI RIME

E CAZZATE.

Che fate, omuncoli? Volete forse

venire calpestati da un Dio immondo?

Scavare la vostra enorme fossa

fino a crearvi una montagna d’attesa alle spalle?

SI.

Dunque volete affrontare

ubriachi

la palude delle vostre incertezze;

impiccare vivi i vostri incubi insulsi,

urlare ai vecchi lo sdegno d’una vita

e

diventare cattivi,

per masticare voracemente il giorno e

chiudervi infine la bocca

col sonno del giusto.

 

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