literature

La letteratura come esperienza di Caos

Alla domanda se la poesia sia “una dolce vendetta contro la vita” Jorge L. Borges nelle sue Conversazioni Americane risponde di no. Per lui la letteratura è la vita stessa, la poesia è “parte fondamentale della vita”. Non esiste distacco, né immagine apollinea simbolica dell’esperienza; la poesia è in se stessa esperienza. Chi mai potrebbe vendicarsi contro la vita? Forse qualcuno c’è e al momento sta scontando la sua pena all’inferno, fra i lussuriosi. Chi se non Paolo e Francesca usa la letteratura come vendetta contro una vita infelice? Una vendetta quasi inconsapevole ma a tal punto estrema da condurli alla morte e all’inferno. Come possiamo spiegarci tanta tracotanza? Ezio Raimondi ci aiuta nella risposta definendo l’immaginazione della letteratura come la proposta di una molteplicità di casi umani che colui che legge inevitabilmente introduce nella propria esistenza, “nel proprio ambito di moralità”. Lancillotto e Ginevra propongono ai due cognati una morale diversa dall’etica alla quale costoro sono rigidamente sottoposti in vita; l’accolgono tremanti. La storia d’amore letta l’uno accanto all’altra li ha traviati, li ha resi peccatori, Paolo e Francesca hanno vendicato la loro vita e la loro stessa esistenza. Il mandante è stato quel subdolo diavolo della letteratura, quel dio malvagio e al tempo consolante che è l’immaginazione letteraria. Un Satiro barbuto sogghigna nel vedere due anime ingenue seguire l’impulso del suo dio e venir poi trasportate su di una barchetta infernale.

Henry Bataille nel capitolo dedicato a Baudelaire de “La letteratura e il male” cerca di dimostrare che l’impulso letterario si contrappone all’ordine stabilito da ciò che la società umana ha deciso essere il bene, cioè quella morale che pone nella conservazione della vita il suo fondamento. La letteratura, Lancillotto e Ginevra compresi, lotta contro quest’ordine per affermare il rifiuto infantile del mondo degli adulti e della loro progettualità.

Giunti a questo punto potremmo forse interpretare la letteratura come esperienza di una vita-sogno, realizzabile o immaginaria, reale o utopica ma pur sempre sogno. L’arte dunque, come scrive Todorov, interpreta il mondo dando forma a ciò che forma non ha, dipingendo in sogno, in immagini gli impulsi  le percezioni che la vita ci trasmette.

In conclusione, in linea con il pensiero nietzscheano, il vero artista, il grande poeta è colui che traduce in parole quelle immagini che lui stesso si raffigura percependo la melodia prima della vita, il Caos originario, il dolore, la gioia e le grida dell’artista creatore del mondo e della vita.

M’immagino dunque la lettrice di romanzi del folle Van Gogh completamente assorbita in quella melodia dionisiaca che la letteratura trasmette, in un mondo d’illusioni che la fanno credere stancamente seduta.

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