poetry

Ode di un viaggiatore, ode di un poeta

Ho camminato tutto il giorno, incessantemente,

non mi sono fermato un istante per le vie della città irrequiete

che sibilavano strofe malinconiche di un’ armonia ambient,

simili alle note di Satie: “Gymnopedie numero 1”.

Pullulavano di malinconia, le strade,

non la smettevano un attimo di piangere e lamentarsi.

Non vi dico quando è calata la notte,

che situazione pietosa !

Ma che cosa diavolo volete da me ?

Non siete altro che ricordi,

mi fate schifo come il colera.

Via ! Pezzenti, infami, lasciatemi alla mia monotonia !

Lasciatemi solo, lasciatemi morire senza odi,

lasciate che il mio nome si perda tra i tanti !

Ho rinunciato alla coscienza,

per permettermi di gettare via anche quella stupida dose di umiltà

che mi ostacolava.

La mia storia è la storia di un Faust depresso

che vendette l’ anima per inseguire i profumi e i balsami

dell’ arte, del degrado, dell’ avanguardia.

Sono un demonio, un profeta dell’ essere,

sono diventato il sommo custode della Verità !

Ma di quale maschera stiamo parlando ?

Mi viene male al pancreas a pensare a queste cose,

ad esserne convinto,

è questo che mi fa girovagare inquieto

squadrando i passanti come un folle maniaco

che vagola per i corridoi candidi della sua clinica di cura.

E’ questo che mi lascia intuire i lamenti dei palazzi

sgocciolanti piagnistei lugubri dalle finestre chiuse.

Questa mattina mi sono recato ardente in università

dove ho visto un proffessoruncolo tenue

quasi arrossire di vergogna sussurrando

che “ l’ illuminismo, sdivinizzandosi,

ha concepito una natura naturante che si natura in se stessa”

e che Cartesio, un po’ più indietro con gli anni

“parlava di una natura naturata che trovava il suo fondamento nella metafisica”.

Ebbene questo è vero ! Bravo !

Che ammirazione, che emozione !

Ma vero per chi ? Cosa interessa al mondo, alla vita ?

E’ forse così che mi spianerò una strada verso l’ Eternità ?

No, Satana ha detto di no.

Aveva la mia anima in pugno mentre me lo spiegava all’ orecchio,

non posso credere che stesse mentendo.

La vita è altrove, mi è costato molto scoprirlo:

forse ormai l’ ho persa,

forse non ci sono arrivato da me e quindi ora è troppo tardi.

La vita è dentro quei palazzi sgorgoglianti di soldi,

la vita va a braccetto con il successo sculettando

come una dolce ballerina al suo primo appuntamento,

con la sua gonnellina di pizzo tutta fronzoli e chiappette.

La vita è altrove,

e ti sbagli a pensare che le case dai tetti alti che si perdono oltre il cielo

possano piangere, mugugnare.

Sei tu che sei triste, sei tenero come un agnellino in fasce.

Il mondo ti schiaccerà come un insetto se vuole

e tu che avevi l’ occasione di ribaltarlo, di metterlo al tappeto.

Preferisci perdere tempo, che avere successo,

che vincere una volta tanto.

Dietro le quinte del palcoscenico ridicolo dei tuoi versi,

delle tue poesie, della tua arte immensa

continuerai a prenderlo in quel posto

e gemerai, e non ti piacerà per nulla

e gemerai, e sarai straziato

e gemerai ancora

piegandoti per l’ ennesima volta al tuo Destino.

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