literature/poetry

Cieli tinti

Sarà una veste l’ultimo soffio dei miei uragani?
Non è compito mio dirlo.
Non vorrei insultare il modo in cui sfumi altrove,
il modo in cui senza degnarmi dei tuoi occhi
ti copri di nero e attraversi la porta.
Vedo te e non vedo me stesso ancora.
Eppure mi sento. Sento il tepore della cenere,
carni palpitanti un tempo.
Eppure lo sento. Sento il grido di un capo che cade
ma non il pentimento del suo boia.
Sulle volte serpeggi fredda soltanto,
come una madre spinge il suo frutto nel baratro
strappi bendata le aspirazioni
che tu stessa hai covato in me
e le accompagni verso il tuo tempo intangibile.
Sei forse sadica?
Non riesco a dirtelo. Vedi?
Costringi in mio cuore alla siccità di risposte
a quesiti che se sfiorati come corde
producono succulente vibrazioni di pace.
Ma si disperdono con i tuoi passi
quelle parole che se solo pensate parevano così vicine,
beffarde si liberano dalle catene
forgiate per tenermi pesantemente ancorato al presente.
E abbandoni il mio corpo inerme
al fluire dei tuoi assenti tocchi,
al danzare stanco dei cieli, notte mia.

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