philosophy

La crisi delle scienze europee – Edmund Husserl (1937)

Quando Husserl parla di una crisi delle scienza europee, intende innanzitutto una tragica e pericolosissima crisi dei valori, una crisi spirituale che ha investito per intero l’ umanità occidentale degli ultimi decenni (ovvero quelli compresi fra le due guerre che sconvolsero il XX secolo). Egli, come ebreo tedesco nato in Moravia, assiste dapprima all’ autodistruzione europea e, soprattutto, tedesca, della prima guerra mondiale, e poi al progressivo sfacelo delle democrazie europee dapprima con la marcia su Roma ,fino all’ ascesa hitleriana nel ’33. Nel 1934 Martin Heidegger pronuncia il tanto celebre quanto enigmatico “discorso del rettorato”, con il quale celebra il suo nuovo incarico, che prima era stato appunto del maestro fenomenologo Husserl, con l’ esaltazione di quel Fuhrer che stava portando per mano la Germania al di là di quel millenario oblio dell’ essere, aderendo ad un neo-paganesimo che celebrava i valori arcaici dell’ irrazionalismo e della forza a discapito di quell’ ormai antica buona morale dei deboli, etica pia del gregge belante che preferiva porgere al prossimo l’ altra guancia piuttosto che far sentire il suo ruggito spaventoso oltre i confini della notte. Husserl vide, come Thomas Mann e tanti altri autori tedeschi, i suoi libri bruciare nelle piazze del Reich, in quanto scritti da mani giudaiche, vide il suo allievo prediletto, Martin Heidegger appunto, succedergli come rettore dell’ università di Friburgo e firmare senza remore un documento che impediva l’ accesso nell’ Ateneo agli studiosi di origini ebraiche . Tutta questa sfilza di avvenimenti non viene interpretata dal filosofo come una semplice sequenza di catastrofi militari, politiche ed economiche, ma soprattutto come catastrofi spirituali: l’ umanità europea ha perso ogni unità di senso e la cultura europea nel suo complesso, ovvero la scienza intesa nella connotazione generale di “sapere”, non offre più alcuna risposta chiara e plausibile, non  offre più un’ etica nè un metodo, non offre più alcuna certezza. La crisi di cui parla Husserl non è affatto crisi dell’ effettiva efficacia tecnica o della capacità predittiva, bensì è crisi di senso: le scienze fanno quello che fanno, e in ciò ottengono anche ottimi risultati, ma hanno smesso ormai da tempo di interrogarsi sul perchè delle loro domande, sul perchè delle loro risposte. Questa è stata una diretta conseguenza della specializzazione, che ha disgiunto le scienze particolari dalla loro unica, grande madre, ovvero la filosofia : già in Cartesio infatti la fisica, la matematica, la biologia trovavano il loro fondamento nel cogito, che a sua volta trovava il suo senso più proprio nelle speculazioni metafisiche della filosofia. Husserl sottolinea quanto non sia affatto ovvio che le scienze risultino costitutivamente del tutto prive di dimensioni di senso, prive di ispirazioni etiche, e questo non è stato per nulla ovvio per gran parte della storia dell’ umanità. Si tratterà, una volta riscontrato il problema, di adattare quel metodo di ricerca del vero di stampo fenomenologico e descrittivo non solo ai prodotti logici, non solo al mondo, così come voleva la prima speculazione husserliana, ma, adesso, anche alla storia. Bisognerà risalire alle origini di questa crisi per spiegarne il senso, bisognerà descriverne minuziosamente tutte le sue evoluzioni per arrivare, forse, a trovare una via di fuga che permetta la salvezza della più grande delle civiltà che mai abbia abitato il globo, e che adesso sta toccando il punto più critico della sua esistenza sul pianeta. L’ umanità europea ha infatti origine in Grecia, dove per la prima volta si inizia a provare interesse per la pura theoria, dove per la prima volta l’ interrogazione teoretica risulta scissa da qualsivoglia intento pratico o mistico, che per Husserl sono più o meno la stessa cosa. All’ “eroismo della Ragione” dimostrato con ardore da quel manipolo di greci, e che imprimerà lo slancio per quel carattere essenziale di tutta l’ ascesa e la grandezza della civiltà europea, ovvero l’ esaltazione della ratio come soluzione possibile a qualsiasi problema, come progressiva tensione verso l’ onniscienza, si contrappone adesso, nella contemporaneità, la stanchezza dell’ umanità europea, che si rifugia oggi in un vuoto irrazionalismo, a un nichilismo del tutto privo di senso e di significati (i referenti polemici sono sicuramente Nietzsche, Spengler, Heidegger…) .  Per Husserl non esiste ragione che non porti in sè, al suo interno, un principio distruttivo di non ragione, volta ad annichilire ciò da cui esso stesso è stato generato : la crisi, infatti, è nata come lotta tra principi filosofici, in particolare tra obiettivismo fisicalistico e soggettivismo trascendentale. Quest’ ultimo è nato con l’ intuizione cartesiana del principio egologico, con la centralità del cogito nel Discorso sul Metodo, il cui recupero è lo scopo ultimo della lotta, ma in sè è implicito, in quanto premessa,  anche l’ obiettivismo, il dualismo. Le descrizioni husserliane di questa seconda posizione filosofica, ovvero quella obiettivistica, sono molto simili a quelle che Heidegger fornisce riguardo alla metafisica occidentale nell’ “epoca dell’ immagine del mondo”, ma per Husserl si tratta di recuperare un’ idea di scienza, si tratta di recuperare un metodo chiaro ed evidente e di salvare quel principio di soggettività trascendentale che era stato intuito ma obliato subito dopo, che non era ancora giunto ai suoi massimi sviluppi teorici, mentre l’ intento heideggeriano è distruttivo o, meglio, decostruttivo nei confronti di quell’ idea obiettiva di scienza che sta sotto alla filosofia dell’ ente. Al fine di fuoriuscire da questa crisi orrenda, le scienze europee dovranno essere sottoposte a critica, e la strada critica, a partire da Kant, è inevitabilmente una strada che porta verso il trascendentale: non bisognerà quindi ricadere nell’ errore galileiano-cartesiano di ricondurre l’ ente a definizione ontologica, ma sarà necessario risalire alle condizioni di possibilità della dimensione veritativa delle scienze. Ma le condizioni critiche poste in essere da Kant, ora, nel secolo di Adolf Hitler e della razza ariana, nel secolo di una filosofia irrazionale e di un’ arte anarchica e caotica che inneggiano alle dimensioni istintuali, brutali, ferine dell’ uomo, hanno ancora un loro senso ? Pur prendendo come presupposto la filosofia critica del maestro di Konigsberg, la risposta di Husserl non è kantiana, ma genetica : Kant non avrebbe compreso le origini della metafisica occidentale per dei presupposti impliciti che lo annoveravano,anch’ egli, all’ interno della tradizione metafisica, che nel suo caso passava per Leibniz e Wolff. Se Husserl individua in Cartesio e in Kant i due grandi fondatori della metafisica occidentale, l’ obiettivo è quello di mettere in crisi il paradigma implicito che stava alla base del cartesianesimo e del kantismo, ovvero quell’ idea di sapere oggettivo, indubitabile, ridotto alle operazioni metodologiche delle scienze, pur recuperando però quell’ elemento di autocritica che, forse inconsciamente, i due illustri predecessori avevano messo in luce pur senza svilupparlo in maniera adeguata. L’ obiettivo è recuperare quel senso trascendentale che infonda significato ad un’ idea di scienza che parta dal soggetto, e non dall’ entificazione nell’ oggetto. Ma questo sarà possibile ? La critica a Cartesio e a Kant non è la stessa mossa da Heidegger, e quindi il risultato più logico non sarà l’ heideggerianesimo ? Ha ancora senso la filosofia se il futuro è nella scienza, e se la sicienza è ormai distante e indipendente dalla filosofia ? La filosofia non è, e non deve essere, per Husserl, una serie di costruzioni fantastiche, ma per dimostrare ciò sarà necessario mettere in luce un telos, uno scopo della speculazione filosofica affinchè essa non appaia del tutto priva di rigore, del tutto non scientifica. Bisogna contestare la filosofia scientifica, mettendone in luce l’ ingenua limitazione, ovvero l’ oblio del mondo-della-vita (Lebenswelt), senza eliminare del tutto la dimensione scientifica, e quindi rigorosa, e quindi veritiera, della filosofia. Il senso teleologico della filosofia si potrà comprendere solamente esaminando, interrogando a fondo, comprendendo la sua stessa storia. Per fare ciò, sarà necessario un nuovo modo di considerare la storia che non si limiti, come lo storicismo di Dilthey, a descriverla come una mera successione di eventi, come una catena illogica di puri fatti, che ne sottolinei al contrario l’ incontestabile progresso verso un fine. Questa indagine, come tutte le altre indagini, dovrà partire dalle operazioni che il soggetto compie nelle sue azioni conoscitive, dovrà partire dalla dimensione dell’ intenzionalità. Il nucleo della crisi, come si diceva, va fatto risalire alla nascita di un contrasto, di una lotta tra due differenti dimensioni di senso in cui la filosofia moderna europea si è scissa : si tratta dell’ obiettivismo fisicalistico e del soggettivismo trascendentale. La prima ha implicato il culto del fatto scientifico come se esso fosse del tutto indipendente dal soggetto che lo intenziona, ha portato illustri pensatori a considerare l’ oggetto fisico come altro dalla sua apprensione, in parole povere, lo ha portato all’ obiettivizzazione, all’ entificazione . Questa prima corrente è nata con Galileo Galilei, in quanto era già implicita quando Cartesio scindeva platonicamente il mondo, nelle sue Meditazioni, tra res cogitans e res extensa, considerando la seconda come perfettamente scritta in caratteri matematici e leggi geometriche, infuse da Dio alla materia e perfettamente conoscibili attraverso processi razionali. Nonostante la sua fioritura, però, l’ obiettivizzazione dei plena (delle qualità secondarie e soggetive), contiene al suo interno già dalla nascita il principio che porta, potenzialmente, al suo stesso dissolvimento: l’ asse Galileo-Newton passa infatti per le mediazioni di Cartesio e di Hume. Il primo infatti, il filosofo francese, accetta l’ obiettivismo fisicalistico, applicandolo però non a tutta la realtà, ma alla sola res extensa, rendendo lo spirito qualche cosa che guida, e quindi è altro da, la conoscenza matematico-razionale della materia. Cartesio è, in questo, in quanto generatore del dissidio interno di tutte le filosofie teorizzate in occidente dopo di lui, il fondatore della metafisica moderna, che nasce da un’ epochè, una messa tra parentesi di tutto quanto era stato detto e creduto nel passato per dare vita a un concetto nuovo. Il carattere preliminare della dimensione scettica ha portato, inevitabilmente per Husserl, al disvelamento dei fenomeni soggettivi, alla totale riduzione all’ io, all’ ego cogitans. Soltanto con questa radicale riduzione è stato possibile e sarà nuovamente, superati gli orrori del nazismo, superato Heidegger, cogliere il nucleo di senso della nostra attività scientifica, il fondamento delle nostre operazioni conoscitive, il principio di una razionalità pura nel nostro operare. La soggettività non  è un qualcosa di definito, non è un io puro ma una perpetua e insaziabile interrogazione sul senso, è teleologia, cioè punto di domanda costante che non si può ridurre nè può trovare risposte negli atti del soggetto, si rigenera. Se Cartesio dà così avvio a una psicologia razionale, dove il soggetto è un’ entità ancora metafisica, e dove l’ obiettivismo viene “dimezzato”, viene ridotto alla sola res extensa, Hume dà invece avvio a una dissoluzione totale del fisicalismo. Nel “Trattato sulla natura umana” il soggetto è, per la prima volta nella cultura europea, un’ entità puramente psicologica, del tutto ignara della realtà noumenica delle cose. Hume, come Hobbes prima di lui, vuole fare della natura umana quello che Newton ha fatto con la natura fisica, ovvero ricondurla a leggi universali. Con lo scetticismo, con lo psicologismo, si ha per Husserl una “bancarotta della conoscenza obiettiva”. Ma in entrambi i casi, quello cartesiano e quello humiano, che pur sono in lotta tra loro e in lotta al loro stesso interno, si incappa in un errore comune: individuati i principi di dissoluzione e di resurrezione da questa stessa dissoluzione, il principio di soggettività non risulta ancora un principio puro. L’ io continua inesorabilmente ad essere gravato di sostanzialità, esso stesso viene entificato, cade vittima di quell’ obiettivismo da cui egli stesso, l’ ego, avrebbe dovuto liberare definitivamente la filosofia. L’ io è ancora un oggetto scientifico, non un principio di conoscenza, la sostanza pensante cartesiana ha ancora la stessa realtà delle Idee platoniche, che erano veramente e sostanzialmente nel mondo iperuranio non come puri concetti, ma come enti. L’ io humiano è invece fisiologico, naturale, per il filosofo scozzese conoscere la natura umana significa innanzitutto conoscere le sue operazioni, non i reali contenuti delle operazioni stesse. L’ io dovrà, dunque, essere depurato dalla metafisica e dal fisiologismo, e questa sarà la strada che intraprenderà, con parziale successo, Immanuel Kant. Con la trattazione fenomenologica della filosofia kantiana, di cui Husserl conosce con tutta probabilità soltanto la “critica della Ragion Pura”, l’ obiettivo di partenza della Crisi si fa subito chiaro, ovvero il definitivo e irreversibile superamento di tutte le prospettive dualistiche, del grande retaggio platonico che ha influenzato gran parte dei più alti ingegni occidentali. Il mondo è uno, qualsiasi dualismo falsifica inesorabilmente la Lebenswelt, il mondo-della-vita che ci è dato ogni giorno, in ogni istante in cui non ci si rifugia a praticare la pura teoria e del quale non si può dare scienza rigorosa, ma è anche altrettanto difficile dubitarne. Qualsiasi sorta di dualismo implica sempre e comunque orizzonti di inconoscibilità, elementi metodologicamente diversi all’ interno del medesimo sistema. La prospettiva dualistica nella filosofia moderna, e quindi occidentale, ha avuto in sè due versanti, che sono nati dal medesimo equivoco: il primo è un dualismo esplicito, che si è evoluto nella linea di pensatori che potremmo definire “razionalistico-cartesiana” e che ha portato a una metafisica sostanzialistica, il secondo è un dualismo implicito, che si è sviluppato sulla linea empiristico-fisiologistica e che ha portato alla bancarotta della conoscenza obiettiva. Entrambi i versanti hanno però individuato, con autocoscienza o meno, un motivo interno destinato storicamente a scardinare lo stesso dualismo che lo aveva partorito, la crisi è l’ oblio di questo motivo essenziale intrinseco alla ragione moderna. Nella parte distruttiva, insomma, Heidegger e Husserl potrebbero anche considerarsi d’ accordo: la critica alla tecnicizzazione della scienza è condivisa, la critica di Husserl a Kant è la stessa che rivolge Heidegger agli scritti del maestro fenomenologo. Per entrambi è vero che la rappresentazione del mondo ha obliato qualcosa, ma, esattamente, cosa ? Nel sistema heideggeriano, soprattutto dopo Essere e Tempo, non c’ è posto per l’ ego, l’ io è un episodio della storia del pensiero che, al pari di tutti gli altri, va smantellato. Per Husserl, invece, il reale oblio è proprio l’ oblio dell’ ego: l’ io realmente fungente, ovvero l’ io intenzionale, è ciò che può salvare le scienze europee dalla crisi. Qualsiasi attività scientifica è, alla sua origine, un’ attività psichica, al centro del discorso non dovrà più essere posto il mondo fisico ma la psicologia. Ma nel disvelamento della psicologia, nel disvelamento del motivo interno all’ obiettivismo chiamato a distruggere l’ obiettivismo stesso, vi sono state delle falsificazioni, frutto del saldo ancoraggio dei filosofi alla tradizione che li aveva generati, al passato da cui tentavano di liberarsi. Per la psicologia cartesiana infatti l’ io è ancora una sostanza metafisica, una res, che porta a una metafisicizzazione della conoscenza, che non h prospettive gnoseologicamente utili. Nella psicologia humiana invece l’ ego  viene fisicalizzato, diviene “la natura umana”, portando con sè quel trionfo dello spettro scettico che ha individuato, attraverso l’ epochè, quel motivo anti-obiettivistico che può fare oggi uscire dalla crisi. Hume infatti non sostanzializza i percorsi della conoscenza, e considera quest’ ultima come il risultato delle mie operazioni soggettive, ma il sue errore è di negare il legame tra queste mie operazioni soggettive e il mondo che c’ è, e che è l’ obiettivo oggetto delle mie operazioni. Bisognerà ricominciare da qui, ovvero dalla visione del mondo che pone al centro della conoscenza l’ operatività del soggetto, evitando però di ricadere nello scetticismo: il motivo per uscire dalla crisi è trascendentale, e ciò significa che l’ io diviene condizione di possibilità di ogni conoscenza possibile e reale. Ma Kant ha in sè ancora troppi residui della tradizione leibniziano-wolfiana per sviluppare a fondo il motivo da lui scoperto e che aveva inaugurato un modo nuovo, rivoluzionario, di fare filosofia. La strada fondamentale è, per Husserl, quella in cui il filosofo comprende la propria soggettività come sorgivamente ed originariamente fungente, in quanto la soggettività conoscitiva è la sede originaria di ogni formazione obiettiva di senso e di validità d’ essere. Questa soggettività fungente si configura come un’ interrogazione sul senso, una domanda costante che non necessariamente conosce ma interroga indipendentemente dalla risposta. In sintesi, la crisi delle scienze non è affatto una crisi di risultati, ma di motivazioni, di autocoscienza, è una perdita del loro significato per la vita. Lo scienziato ha smesso di interrogarsi su ciò che sta facendo, non affronta l’ “enigma degli enigmi”, ovvero l’ enigma della soggettività, come se il suo domandare procedesse da solo senza una mente umana che lo pronunci, lo esponga, lo conduca a piena realizzazione. Il concetto di scienza moderna non è l’ episteme greco, ma è basato su un presupposto antropologico nuovo che è nato nel rinascimento: l’ uomo copernicano è quello che mette se stesso al centro dell’ universo, che vuole conoscere razionalmente il mondo. Il ‘700, l’ illuminismo e la rivoluzione industriale, portano al culmine questo ideale di uomo che vuole, attraverso la ragione, assogettare il mondo; ma questo ideale di uomo, che aveva il suo senso nella sua stessa volontà conoscitiva,  è fallito. L’ origine del fallimento è che questo ideale è rimasto vuoto, non ha portato a sufficienza in luce il problema essenziale della ragione, l’ enigma di tutti gli enigmi, e questo significa che  il soggetto razionale non ha sufficientemente indagato su se stesso, sul proprio senso, sulla propria teleologia, e a macchiarsi di questa colpa è stato Galileo Galilei, con la sua teorizzazione della matematizzazione universale. Sta a noi, oggi, vincere l’ irrazionalismo che dilaga nei campi di sterminio, nei campi di battaglia, nelle schiere degli eserciti esultanti, sta a noi oggi, recuperando lo scetticismo di Hume, recuperando la psicologia razionale di Cartesio, recuperando la psicologia trascendentale di Kant, vincere la credenza ingenua nel credere la natura come una realtà ideale scritta in caratteri matematici, priva di vita e di telos. A scrivere sembra il Thomas Mann del “Doctor Faustuss”, anch’ egli in esilio perchè ebreo, che ammira oltreoceano con sommo dissidio interiore il tracollo disperato della sua amata Germania. La Germania, come Adrian Leverkun, come Faust, ha venduto l’ anima e il corpo al diavolo, in cambio di grandezza. E’ diventata immortale nella memoria, ha avuto una forza tale da rendersi capace di dichiarare guerra al mondo intero, di scatenare per sua colpa e per sua volontà un conflitto mondiale, ma a che prezzo ? Se la filosofia è realmente “il funzionario dell’ umanità”, a cosa poteva portare l’ irrazionalismo artistico e filosofico, se non a una tale vitalità e a un tale declino ? E la domanda che riecheggia insaziata nelle pagine tanto di Mann quanto di Husserl è la medesima: ne valeva la pena ?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...