poetry

Si raccoglie accorta la notte

Si raccoglie accorta la notte

Sulla soglia del mio baratro personale.

Disdegno ora ogni chiacchiericcio puerile,

ogni risata sguaiata e vanesia.

Bramo il silenzio e i suoi sospiri.

Mi circondano ruggenti ventenni,

carichi di finto odio e voglia di vivere;

l’invidio.

Sbranano parole e discorsi,

Spalancano le fauci al domani

Ruggiscono ebbri le loro condanne.

Io ho solo sguardi,

Parole nessuna.

Penso al sesso d’un uomo,

al poetare d’un altro,

accarezzo

il mio imperioso amor proprio.

Ho da dire una vita e sto zitta,

e rido d’altro e di poco

per farvi contenti;

per accennare una presenza

che non c’è

che non vuole esserci.

V’invidio, filantropi.

 

 

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