poetry

L’ orgoglio di un condannato

 

Ho un cappio legato al collo da due giorni ormai.

Sono quarantotto ore che penzolo come un sacco di patate

appeso a una corda, appeso a un soffitto che stride

e si lamenta

nel silenzio,

un silenzio agghiacciante.

Una goccia, ogni minuto,

cola come una lacrima

lungo i miei piedi immobili, rigidi,

lungo il mio corpo morto…

Tic…Tic…Tic…

Tic…

Nessuno si è accorto della mia impresa,

nessuno mi ha visto così risoluto,

così forte, vigoroso, così uomo,

così vivo, come non ero mai stato prima.

In tutti i miei giorni

ho saputo tirar fuori le palle

soltanto alla fine,

sbatterle in faccia al mondo

solo una volta giunto il momento degli addii,

solo nel  triste istante degli ultimi sguardi.

Nessuno si è accorto della mia morte,

quindi fanculo…

Fanculo a mia figlia, che non mi ha mai conosciuto,

che non saprebbe nemmeno riconoscere la mia faccia

all’ obitorio.

Fanculo a tutte le giovani ragazzine come lei,

tutte felici e truccate,

e che basta che so lo faccian dare in culo

dalla persona giusta

per risolvere i problemi da cui non sono riuscito a rialzarmi,

che non ho avuto la forza di combattere.

Fanculo a tutta quella sfilza di Adoni imberbi

che escon per mano dalle palestre

sogghignando di sbronze passate e di ore tarde

e che guidan motociclette mordendo le strade

con droga e alchool nel sangue

che gli permettono di tirare avanti

e li salvano dalla strada impervia

degli antidepressivi, della solitudine

e gli permettono di vedere come allegra e folle

la miseria in cui sguazzano,

vuota e sporca.

Fanculo ai ricchi commercialisti

e agli infuocati avvocati,

strafatti di cocaina in preda alle furie del telefono

che squilla sempre

che non sta un attimo zitto.

Fanculo alle madri, dolci coi loro pargoli in culla,

tutte contente di avere messo al mondo

una nuova infelicità,

un nuovo bambolotto da mostrare agli amici

come un cagnolino profumato.

Fanculo a tutti i bambini che si riversano allegri nei parchi

e rincorrono un pallone per mesi, per anni

al solo scopo di diventare ancora più stupidi,

ancora più piccoli e urlanti.

Fanculo ai letterati, ai colti,

fanculo agli intellettuali che spiegano tutto con un sillogismo,

che comprendono tutto

e hanno sempre una risposta pronta a tutto

ma che non fanno mai, e dico mai,

assolutamente un cazzo !

Fanculo a tutti quei negri che scappano dalla guerra, dalla fame,

e si umiliano qui credendo di avere trovato una situazione migliore,

e fanculo a quegli stronzi, ignoranti, fascisti

che li riverserebbero in mare a colpi di mitra,

che li manderebbero in pasto alle bestie per spirito critico,

per religione, per far girar meglio l’ economia.

Fanculo alle banche ladre e alle multinazionali,

che riescono a scegliere da sé i gusti del popolo,

e che almeno lo facessero con un po’ di riguardo !

E invece no, hanno il potere di guidare le masse

e le riversano in qualsiasi buco che puzzi di soldi,

senza alcun interesse per l’ umanità .

Fanculo ai politici corrotti che non hanno mai voglia di muovere un dito,

che credono che tutto ormai sia scritto nella legge,

che credono che tutti i mali siano ormai stati risolti,

che si rantolano di piacere nei nostri soldi

e ci sborrano in faccia da decenni.

Fanculo ai preti, alla Chiesa,

fanculo alle nonne che si ostinano a impellicciarsi quei corpi flaccidi

e a farsi vedere la domenica in chiesa agghindate come porno-dive,

che predicano speranze e messaggi di amore e di carità

e che fanno l’ elemosina davanti a tutti

per mettere in bella mostra la loro anima pia.

Fanculo a tutte quelle specie di artisti,

showmen senza palle e senza peli

che credono di scrivere la storia della musica e della poesia,

che entusiasmano migliaia di ragazzini eccitati

e che vendono i loro dischi come fossero caramelle

e che scrivono libri su libri di romanzi rosa,

gialli, thriller, noir, fantasy e tutte queste stronzate.

Fanculo, fanculo,

me ne vado da tutto questo

e non ci tengo ad essere ricordato.

Sono state queste le mie ultime parole,

così mi sono congedato da tutto e da tutti

e già mi volto indietro

e già, dopo due giorni di viaggio, sento la nostalgia

comincio ad annoiarmi.

Ma ci sono strade da cui non si può più tornare.

 

Luigi Vittoria

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