poetry

Tiaso

 

Due donne s’annodano,

fra caldi respiri ansimanti.

L’odore polposo dei corpi

esclude l’alba là fuori.

Labbra disoneste si cercano,

sfiorano l’inconfessato

il ventre sussulta,

freme.

E’ la lotta al piacere,

il duello fatale all’ultimo grido!

Distogliete lo sguardo da questa festa invereconda,

Dalla curva bellezza che s’incontra e gode,

dalla divina depravazione.

Distogliete lo sguardo voi,

squallide donnine che biasimate

il banchettare dionisiaco,

l’estatica ebbrezza che pervade

due femmine viziose.

Come un serpente s’avvolge famelico alla sua preda

e senza pudore la stringe,

la stritola

la condanna

così l’una all’altra donna per saziare la Gola.

Ma l’essere umano disdegna il silenzio,

il muto cacciarsi;

al culmine della bestialità estrema non rinuncia a gridarsi PUTTANA!

L’alba allucinata non crede ai suoi occhi,

le prime luci attendono l’urlo estremo

per chiuder la notte.

Le due meraviglie ancora

non hanno abbassato il sipario, ancora

Godono

si dimenano

mentre mani indiscrete stimolano

sempre più

sempre più

sempre più

i caldi sessi in attesa.

E’ quasi l’ora, manca poco…

le tenebre schiuderanno il mistero,

il peccato sarà consumato,

il giorno aprirà le sue danze ordinarie,

il buon viso etico, il giusto rassicurante, la beneficenza;

il cane morto per strada sarà portato via,

la puttana in coma nascosta

in un’infima stanza d’ospedale,

l’uomo adultero e perverso bacerà il suo bambino.

 

Ed ecco!

L’orgasmo! Il sommo urlo scuote le pareti,

due donne immorali si stringono

all’unisono latrano il loro scandalo!

 

Orrore!

Ninfe perverse che sbocciano e subito sfiorano,

sudate si placano e impunite accolgono il giorno,

la notte ha protetto il sacrilegio,

la tracotanza.

Distese, nude, rifulgono d’un candore femmineo,

i loro corpi

ancora ansimanti

confortano lo sguardo,

è la calma.

 

IRENE ARPE

 

 

 

 

 

 

 

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One thought on “Tiaso

  1. Molto interessante, ultimamente mi sto occupando proprio di Dioniso in un corso di letteratura greca. Qui credo che con grande potenza sia stato individuato quel lato “impudico” e selvaggio con cui ciascuno deve convivere in una tenue polarità tra più che umano e animale

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