poetry

Al vizio

Brindo al vizio, sporco traghettatore d’anime.

Io sono la mia carne e le mie labbra.

Mi hai corrotto senza preavviso,

mi hai convertito al sole notturno.

Come Sisifo hai incatenato la morte ma non paghi.

Costringi l’uomo – la sua inquieta coscienza – a scendere a patti con l’angelo defraudato.

Io e i miei cani, ci siamo venduti – alla terra, al suo calore!

Brindo al vizio, costosissima droga – per ricchi borghesi.

Sono ricoperta di amaro cioccolato – per fuggire alla temporalità mi attacco agli spazi e rido in faccia ai passanti.

Vomito dalla finestra le mie pene di donna.

Donna? Donna perseguitata dai sussurri della vita, mi sibilano nelle orecchie i suoi “FAMMI GODERE”.

Sembro maledetta, straziata, cattiva

Sono solo viziosa – amo i soldi, il vino, le donne seducenti, gli uomini nudi.

Sono il mio corpo, dietro a lui corre l’anima sudata.

 

Irene Arpe

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