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I Morphine

  • L’ ESORDIO DEI MORPHINE

La fama e la grandezza dei Morphine fa perno in gran parte sulla straordinaria figura di Mark Sandman, frontman della band. Nato in una famiglia ebrea di Boston  il 24 settembre 1952, abbandona precocemente il college per guadagnarsi da vivere come tassista e lavorando su pescherecci e navi mercantili. In quegli anni due eventi tragici segnarono profondamente il corso della sua formazione personale: durante una rapina al suo taxi venne pugnalato in pieno petto dai suoi aggressori e due sue fratelli morirono prematuramente. All’ alba degli anni ’90 inizia a farsi un nome nei circuiti underground della sua città natale suonando come bassista dei Treat Her Right con uno stile simile al blues-rock eccentrico dei Violent Femmes. Nulla di particolare, se non che già a partire da questi esordi Sandman inizia a mettere in praticavuno strano esperimento: fare musica rock con strumenti tipicamente jazz. Questo peculiare tratto stilistico troverà il suo punto di maggiore splendore proprio nel sound dei Morphine, cadenzato da ritmi rock pur nell’ assenza dello strumento principe, ovvero la chitarra, sostituita dal sax. Ma non è tutto. Sandman, ispirato da strumenti africani a una sola corda, arriva alla conclusione che quell’ unica corda racchiude in sé tutte le note, tutto l’ essenziale, perciò inizia a suonare un basso senza tasti e a sole due corde, quella del Mi e del La da pizzicare e tormentare con lo “slide”. Questa sua peculiarità di suonare un basso con sole due corde lo rese uno dei bassisti più influenti dei tardi anni ’90, fornendo ispirazione a geni come Mike Watt, fondatore dei Minutement. Questa innovativa invenzione è anche il preludio della nascita dei Morphine, che avviene a Boston nel 1992. Gli altri due componenti della band sono: Jerome Deupree alla batteria e Dana Colley al sax baritono. Tre soli strumenti, come si diceva, tipicamente jazz, che si intrecciano in toni caldi e avvolgenti, a tratti molto sensuali e a tratti oscuri e rarefatti, in un’ atmosfera noir da cui emerge come un fulmine nella notte la voce spettrale, fumosa e carica di pathos del sax.   Attingendo dal blues come dal rockability, dallo swing così come dal cantautorato, dal jazz così come dalla new wave, i Morphine risultano immediatamente inclassificabili agli occhi della critica. I maniaci della catalogazione tentarono di etichettarli come “low rock”, ma fu lo stesso Sandman a non riconoscersi in questo genere e  a definire il suo stile come “grunge implicito”, una tecnica minimale che giostra interamente sul dialogo fecondo tra basso e sassofono, due strumenti che non si possono accordare in maniera perfetta, e proprio dalla mancanza di accordi, che ne e` pertanto il marchio di fabbrica, trae linfa vitale. Non credo che l’ uso del termine “grounge” fosse casuale nella dichiarazione di Sandman, in quanto con esso si designava uno dei generi musicali più in voga del periodo. “Grounge” era tutta la produzione della scena musicale di Seattle a partire dalla seconda metà degli anni ’80, i cui strumenti tipici erano la voce, il basso, la batteria e la chitarra : i Morphine eliminano questo’ ultima in favore di un sax, riuscendo così a esprimere la stessa rabbia dei bassifondi di Seattle con toni più dolci e ritmi più ipnotici, ricavati dalla loro apertura al jazz, e irrompendo così sul panorama musicale dell’ epoca come qualcosa di nuovissimo.

Giocò una forte influenza sulla figura di Sandman l’ ormai affermatissimo Tom Waits, sia per l’ ampio utilizzo dei manuali di composizione blues e jazz, sia per il personaggio di poeta cupo e metafisico che il frontman dei Morphine iniziò a impersonificare. L’ album di esordio dei Morphine è “Good”, datato 8 settembre 1992 :

OndaRock definisce l’ album di esordio dei Morphine come un “abbagliante frammento di pura poesia metropolitana”, figlio delle meccaniche dolorose e minimali dei Joy Division: nostalgia, mistero, angoscia, malinconia, solitudine costituiscono indubbiamente lo sfondo tematico e concettuale di questo capolavoro. La prima canzone che dà il titolo all’ album costituisce un perfetto esempio della poetica musicale dei Morphine: un riff di basso emerge dal silenzio aprendo una spirale narcotica di tamburi cui si unisce il sax, variando leggermente la frase del basso; la voce profonda di Sandman subentra poi balbettando un delirio erotico, mentre le percussioni aumentano d’intensità e il sax si fa più incisivo, creando zone d’aspra drammaticità. L’ influenza dei  grandi maestri del blues moderno, come Nick Cave e Tom Waits, si riconosce dal primo ascolto, ma essi risultano come in un certo modo filtrati, come trasposti in un nuovo ambiente, in un nuovo orizzonte teorico, in un’ altra dimensione completamente diversa da quello che era stato il cantautorato d’ avanguardia di un album, per esempio, come “Rain Dog”.

“Il viscido itinerario dei Morphine all’interno del blues, dello spiritual, del gospel, del jazz sembra avere come scopo l’esplorazione della coscienza ossessiva e angosciosa del vuoto incommensurabile che circonda le nostre esistenze, che ci rende inutili, folli, reietti “(Piero Scaruffi).

 

  • “CURE FOR PAIN” (1992)

Il secondo album dei Morphing, “Cure for Pain”, viene pubblicato il 14 settembre 1993 dalla Rykodisc. Il batterista cambia: Billy Conway prende il posto di Deupree. Questo secondo EP risulta più accessibile al grande pubblico rispetto al primo, ed è infatti dopo la sua pubblicazione che la notorietà dei Morphine aumentò parecchio. I tratti avanguardisti del primo rimangono impressi nel loro stile, ma a distanza di un anno si affievoliscono: la strumentazione, ad esempio, si arricchisce (qua e là fa capolineo il suono lieve e mai ingombrante di una chitarra acustica, compaiono a tratti un mandolino e un organo). C’ è chi ha sostenuto che il nuovo sound dei Morphine assomigli a quello di un pezzo dei Pere Ubu, suonato però dall’ Art Ensemble di Chicago (un’ orchestra free-jazz di fine ’60). Colley assume un ruolo tanto importante quanto quello di Sandman: si moltiplicano i suoi assoli e le armonie di quasi tutti i brani si basano esclusivamente sul suo sax.

 

  • YES (1995)

Il terzo EP, “Yes”, rappresenta invece una svolta abbastanza radicale per lo stile dei Morphine. L’ atmosfera depressa, rarefatta, gotica e noir di cui si parlava per il loro album di esordio si affievolisce fino a scomparire quasi del tutto. Le sensazioni dell’ ascolto vertono, a mio parere, molto più sulla spensieratezza che sulla’ introspezione, i ritmi sono quasi ballabili. Alcuni brani particolarmente ritmati e incalzanti si riallacciano con evidenzia al rythm’ n blues e al conseguente rock’ n roll degli anni ’50.

” Il terzo album del gruppo, Yes (Rykodisc, 1995), quel che perde in atmofera “noir”, in dolente contemplazione della futilita’ di tutte le cose, acquista in immediatezza e incisivita’. Le canzoni sono innanzitutte piu` compatte, rispettose dell’unita` melodica che in passato il trio dilatava fino a disintegrare. In generale la musica e` anche piu` ritmata, e quindi piu` incalzante; e non e` la batteria a condurre il ballo, bensi` il basso e il sassofono, in quello che e` sempre piu` un acrobatico scambio di ruoli.”                           (Piero Scarruffi)

 

  • LA TRAGICA MORTE DI SANDMAN

Il 3 luglio 1999 i Morphine si recarono a un concerto a Palestrina, ospiti alla manifestazione   Nel nome del rock. “Grazie Palestrina. E’ una serata bellissima, è bello stare qui e voglio dedicarvi una canzone super-sexy”, furono le ultima parole di Mark Sandman, che poco dopo averle pronunciate si accasciò al suolo colpito da un infarto e morì sul colpo, all’ età di soli 46 anni. La “bariton experience”, termine con cui Sandman aveva definito la poetica musicale dei Morphine, si conclude definitivamente. Il giorno successivo alla tragedia di Palestrina Dana Colley, il sassofonista della band, impedisce agli organizzatori del festival di interrompere gli spettacoli con queste parole: “”Non fermate tutto, Mark viveva per la musica, è morto con la musica”. Questo stesso spirito indusse i componenti superstiti della band a pubblicare “The Night”, il loro ultimo album che avevano registrato pochi giorni prima della morte di Sandman.

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