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Future Sound of London

I Future Sound of London sono un duo formatosi a Manchester alla fine degli anni ’80, composto dai musicisti Garry Cobain e Brian Dougas.  Il primo progetto cui Brian Dougas partecipò fu la realizzazione di “Stakker Humanoid” nel 1989, una traccia che verrà definita come il primo pezzo inglese di acid techno a irrompere nella cultura di massa, nel pubblico mainstream. Per la prima volta l’ acid techno usciva dai rave parties di Manchester o dai locali underground di Londra per iniziare ad essere trasmessa da programmi radiofonici quali “Radio DJ Bruno Brookes”.

STAKKER HUMANOID  (1989)

Dopo cinque anni di gavetta nei rave parties e nei club locali di Manchester, Garry  Cobain e Brian Dougas registrarono il loro primo singolo come “Future Sound of London”, intitolato  Papua Nuova Guinea, che confluirà nel loro primo EP. Tutti le innovazioni sperimentali che erano emerse dalle prime live sessions dei due confluirono così in Accellerator, dove una miscela caotica di suoni modulati, timbri e ritmi in continua evoluzione si fondono in un’ atmosfera che si potrebbe definire quasi magica e surreale. Il disco definisce il nuovo standard della techno, che si stava progressivamente allontanando dalla stereotipata etichetta di “musica da ballo” per guadagnarsi una certa dignità e autonomia intellettuale, ma rimane pur sempre abbastanza ancorato alla tradizione e alle convenzioni.

PAPUA NUOVA GUINEA – FUTURE SOUND OF LONDON (1991)

La vera rivoluzione dei Future Sound of London arriva con Lifeforms, quando il duo era già sotto contratto con la Virgin Records, una casa editrice che proprio in quegli anni era in cerca di produttori elettronici e, dopo il successo di Accellerator, li contattò immediatamente. Le principali innovazioni che emersero dal loro nuovo sound furono due: da un lato il continuo inserimento di suoni registrati dal mondo della natura e dall’ altro l’ ossessiva miscela di ritmi, tonalità, timbri provenienti da generi musicali molto diversi tra loro. I Future Sound of London cominciano così a sfruttare le potenzialità della musica elettronica tentando di creare una sorta di sintesi di molti generi musicali che le erano preceduti, al fine ovviamente non di tornare indietro ad essi ma di creare qualcosa di nuovo che al suo interno li contenesse tutti. Versi registrati nella giungla africana si fondono al canto di un soprano giapponese, una voce bianca rinascimentale si staglia su un beat tipico della musica elettronica da ballo, i suoni alieni e cosmici tipici di un Klaus Shulze si sovrappongono ai ritmi frenetici della techno di inizio ’90: musica da ballo, musica trascendentale e musica ambient iniziano così a non essere più generi nettamente divisi tra loro, ma confluiscono in un singolo EP.

LIFEFORMS – FUTURE SOUND OF LONDON (1994)

Con Dead Cities i Future Sound of London abbandonano le componenti più ambient del loro sound per attingere molta della loro ispirazione dalla corrente del “drum’ n bass” (letteralmente: “basso e batteria”).  Con questo termine la critica intende un genere musicale tipico dell’ elettronica dance nato in Inghilterra negli anni ’90 e caratterizzato dalla presenza di breakbeat nella batteria, dalle partiture di basso molto pesanti e dalle basse frequenze: lo scopo è di far sentire a coloro che ballano le vibrazioni all’interno del proprio corpo. La melodia è generalmente minimale e funge perlopiù da enfasi per le percussioni ripetitive tipiche del genere. Talvolta, nella drum and bass vi è la presenza di una voce che può essere cantata oppure rappata, nel caso dei Future Sound of London essa si limiterà a pronunciare parole sparse con toni a tratti molto cupi e lugubri, a tratti con toni striduli che sembrano sussurrati affannosamente con un filo di voce. Elemento di forte innovazione è invece l’ attenzione rivolta alle successioni dei suoni, che risultano quasi sempre del tutto imprevedibili, volutamente discordanti tra loro e a tratti cacofoniche.

“I brani sono confusi, non hanno una personalita`, sfumano continuamente in qualcos’altro. Si avverte che gli autori non hanno una storia da raccontare, ma soltanto delle frasi eleganti da scrivere. Sono brani tanto frastornanti da sembrare muti.
Sono rari i casi in cui lo svolgimento presenta una dimensione narrativa o filosofica. L’esempio migliore e` forse Glass, che, dopo un inizio quasi new age, fra cinguettii dei sintetizzatori e onde sinfoniche, si libra in una travolgente progressione di drum and bass verso un finale caotico”.  (Piero Scaruffi)

DEAD CITIES – FUTURE SOUND OF LONDON (1996)

 

 

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