music

I Talk Talk

  • L’ ESORDIO DEI TALK TALK

Mark David Hollis fondò i Talk Talk nel 1981, a Londra. Il gruppo nacque dalle ceneri dei Reaction, duo punk in cui Mark aveva iniziato a suonare con il fratello. Gli esordi del gruppo si sviluppano in gran parte sulla scia di band come i Depeche Mode e soprattutto i Duran Duran: durante il tour britannico di questi ultimi i Talk Talk suonarono in apertura di gran parte dei loro concerti. I loro singoli di esordio, come per esempio Today, non sono particolarmente innovativi e riflettono chiaramente il gusto dell’ epoca, orientato soprattuto verso allegre canzoncine da ballo in stile synth-pop.  “The party’ s over”, il loro primo EP, pubblicato dalla EMI nel 1982, passò quasi inosservato agli occhi sia del grande pubblico che della critica. I primi riconoscimenti arrivarono due anni dopo, con l’ uscita di “It’ s my life”: i Talk Talk entrarono per la prima volta nelle classifiche delle riviste statunitensi e iniziarono a spopolare nell’ Europa continentale, stranamente soprattutto in Italia. L’ estetica del gruppo ebbe una notevole rilevanza nella loro ascesa, grazie ai video girati da Tim Pope e alle copertine disegnate da James Marsch.

IT’ S MY LIFE (official Tim Pope’ s video, 1982)

Come si può vedere, i video di Pope sono costituiti prevalentemente da spezzoni di documentari sul mondo della natura, il che costituisce un modo sottile e raffinato per schierarsi in aperta polemica  contro la banalità del lip-synching dei video musicali che resero celebri i tormentoni synth-pop dell’ epoca.

 

  • L’ INVERSIONE DI ROTTA DI “THE COLOUR OF SPRING”

L’ album “The colour of spring”, pubblicato nel 1986, costituisce la rivoluzione stilistica della band. A questo proposito, già il titolo scelto per il loro terzo EP risulta emblematico: è in primavera infatti che si dispiegano le nuove forme della natura. I Talk Talk dimostrano di essersi ormai liberati dal genere ormai in declino del “new-romantic” per imbarcarsi verso terreni musicali ancora inesplorati. Non si tratta ancora dei Talk Talk resi celebri dalla loro profetica precursione, e dunque in un certo qual modo dalla loro invenzione, del post-rock, ma quelle caratteristiche pop che avevano segnato i loro album di esordio iniziano ora a fondersi con elementi jazz-rock del tutto nuovi, e per questo The Colour of Spring è considerato dalla gran parte dei critici come un album di transizione, che permetterà alla band una metamorfosi strabiliante.

THE COLOUR OF SPRING (1986)

 

  • “SPIRIT OF EDEN”: IL CAPOLAVORO

Con “Spirit of Eden” i Talk Talk raggiungono, a mio parere, il picco più alto della loro ascesa. L’ influenza di questo album nei decenni a venire sarà tale da definire quasi un genere, il post-rock, che sarà basato sull’ utilizzo di strumenti tipicamente rock per creare musica che ha ben poco a che vedere con il rock classico. Come si può intendere, si tratta di una definizione che può voler dire tutto o niente e che verrà infatti attribuita a gruppi molto diversi tra loro, ma nacque proprio per dare un nome a quella poetica musicale che esplicitamente si rifaceva a “Spirit of Eden” e ai suoi suoni che mai prima di allora erano stati incisi e che ancora non erano stati etichettati in un genere musicale. La chitarra, il basso e la batteria vengono qui utilizzati in modo nient’ affatto conforme alla tradizione del rock, l’ ispirazione è evidentemente tratta da altri generi della musica d’ avanguardia novecentesca come il jazz e il krautrock: si tratta, usando una mia definizione, di “musica classica contemporanea”. E’ “Spirit of Eden” che rende possibile, quasi dieci anni dopo, un’ orchestra come quella dei Godspeed You! Black Emperor. Alla realizzazione del disco dei Talk Talk hanno infatti partecipato, oltre al nucleo classico della band, ben 17 altri musicisti, dei quali molti utilizzavano strumenti tipici dell’ orchestra classica come il clarinetto e l’ oboe. A dimostrazione di quanto la poetica musicale dei Talk Talk fosse estremamente precoce per il gusto del pubblico del tempo (siamo nel 1988), “Spirit of Eden” fu giudicato commercialmente inadeguato dalla EMI, la casa discografica che aveva lanciato la band e che aveva pubblicato tutti i loro album precedenti. Questo contiene soltanto sei lunghi brani free-form che vegetano a basso volume con uno svolgimento appena abbozzato. L’ idea assomiglia a quella del successivo slow-core americano, ma nell’ Inghilterra di quegli anni le case discografiche cercavano i nuovi Duran Duran (così come erano stati i primi Talk Talk) e non i futuri Codeine.  L’album ha una specie di introduzione, composta di suoni accennati, droni, un filo di archi come sfondo, qualche nota di piano a provare una melodia. E’ come uno sguardo su una città che piano piano si risveglia, distaccato, da un punto di osservazione estraneo a quel mondo, dall’alto. E’ la metafora dell’abbandono definitivo da parte dei Talk Talk dei legami con le mode musicali del periodo, del distacco da qualsiasi situazione contingente. E’ un nuovo inizio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...