literature/poetry

Attesa

Il gelido metallo sfiora
le mie calde tempie.
Attendo smaniosamente la pallottola
che dal caricatore
in un instante
si protrae verso il mio stanco
e abbattuto ingegno.

Perdonate la mia vigliaccheria,
il mio pavido agire;
la mia turpe inerzia mi ha reso
paralitico
nel mortale scontro
con l’ineluttabile tempo.
La meta è raggiungibile,
ma pianure incontaminate
assomigliano a tortuosi sentieri,
e ostacoli insormontabili
sono proiettati da un Io
destinato ad essere sconfitto.

Nichilismo sociale
stringe il mio gracile collo;
ogni minuto,
ogni ora,
ogni giorno,
la presa si comprime
sempre più;
il respiro diventa smorto,
e mi trascino
ansimante,
in ginocchio,
agonizzante
verso la nuova luce.

La tua iride divina
è per me
come morfina per tubercolotico,
durante tosse sanguinante
e sudorazione incontrollata
di questa aspra esistenza.

La tua iride divina
è fin troppo illustre
per voltarsi
verso le dilatate e inespressive
pupille
dell’ Insofferenza.
Assisto al bisbiglio soave;
fischio del vento
traduce in eccelso
la tua voce già celestiale,
che mi ha guidato
nel dolce sogno allietante,
e nell’incubo reale.

Il proiettile ha toccato la tempia.

La mia lurida anima mi divora
anche dopo la pace fatale.
Sperando che questo lago di sangue
corrompa per sempre
la tua azzurra
iride divina.

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