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Lift your skinny fists like antennas to Heaven !

“Lift your Skinny Fists like Antennas to Heaven” è un album dei Godspeed You! Black Emperor, pubblicato nel 2000 da un’ etichetta indipendente  di Montreal, in Québec, la “Constellation“. Fin dal primo ascolto, persino dalla struttura stessa dell’ album, ci si rende immediatamente conto di avere a che fare con qualcosa di inedito nella storia del rock. Il nuovo millennio sembra presentare una scena musicale del tutto nuova, rivoluzionaria: un’ imponente orchestra, composta da un gruppo variabile di oltre una decina di artisti, dà vita a canzoni apocalittiche, terribilmente imponenti sia nella ritmica che nelle pulsioni emotive, che si evolvono in sublimi crescendo per la durata di circa quindici minuti ciascuna. Quello che in quegli anni stava drasticamente cambiando, e che costituì per reazione la premessa da cui partirono i GY!BE, era il modo di fruizione della musica e il metodo stesso della sua creazione, con la conseguente messa in secondo piano della dimensione collettiva del componimento sonoro. La tecnica ormai vincente di creazione si stava sempre più orientando verso la pratica del do it yourself da scantinato o da cameretta, nata a seguito della diffusione  delle nuove tecnologie digitali, che permisero a un singolo artista di controllare, virtualmente, un’ intera orchestra. In aperta polemica e in voluta contraddizione con un quadro del genere, i GY!BE si impegnarono nel recupero di un’ ormai antica tradizione orchestrale, basando le loro creazioni prevalentemente su improvvisazioni di gruppo che ruotano attorno alle chitarre di Efrim Menuck e Mike Moya e al basso di Mauro Pezzente. La fine del “secolo breve” del rock è contrassegnata infatti, almeno in parte, da originali  rielaborazioni del suo tessuto originario, intrise di componenti progressive e orchestrali che, al contempo, riescono a far proprie le destrutturazioni e l’enfasi rumoristica elaborata in almeno un paio di decenni di post-punk. L’ influenza dell’ astratta, esplosiva, sporca poetica musicale dei Labradford è evidente ( e aveva peraltro  già giocato una parte notevole nella composizione dell’ album d’ esordio dei GY!BE: “F#A#oo” ).

LABRADFORD – “Skyward with motion” (1993)

La novità principale introdotta dalla band canadese rispetto ai loro predecessori americani ruota interamente attorno al concetto di dinamismo: rimane l’ ambiente surreale, quasi interstellare, mutuato dai Talk Talk, rimane l’ impronta rumoristica e noise che i Labradford avevano tentato di dargli, ma la triste e angosciante calma della loro musica ambient viene completamente abbandonata. I ritmi sono ora incalzanti, la musica dei GY!BE è un continuo susseguirsi di accelerazioni, frenate brusche, salti, cadute, fasi statiche e decolli furiosi. Il sublime musicale è messo all’ opera con tutta la sua efficacia, gettando l’ ascoltatore a tratti in uno stato estatico di gioia e a tratti in una tenebrosa riflessione sul destino oscuro dell’ umanità: timore e passione, gioia e terrore confluiscono in un’ unico agglomerato di suoni, facendo dei GY!BE degli autentici pionieri di un inedito futurismo musicale. Non è facile, anzi spesso risulta del tutto inutile, ricondurre una poetica musicale o una canzone ad un orizzonte concettuale, filosofico, ma anche in questo i GY!BE fanno eccezione, dal momento che pochi dubbi possono sorgere nel considerare Lift your skinny Fists like Antennas to Heaven alla stregua di uno sguardo spietato di un dio, di un demiurgo o di un demone su una triste umanità ormai in declino. Emblematica per questo triste messaggio apocalittico è la terza canzone dell’ album, Sleep, la cui voce al tempo stesso profetica e disperata descrive una Coney Island sopravvissuta ormai soltanto nella memoria, suggello della precarietà delle cose umane alla quale sono strutturalmente consacrati i vari samples tratti da sermoni religiosi, rumori ferroviari, filastrocche infantili e persino da una registrazione in bassa fedeltà di una sgraziata prova country da parte di Moya. Questa visione catartica della musica, capace non solo di tramandare un messaggio all’ umanità ormai in declino ma anche di alleviare in un certo qual modo le sue atroci sofferenze, è ancor più evidente  nella coeva intrapresa del progetto  Silver Mt Zion. Il gruppo, nato da una costola dei GY!BE (il chitarrista e pianista Efrim, il contrabbassista Thierry e la violinista Sophie), pubblica il suo primo album nello stesso anno 2000.

SILVER MT ZION – “He Has Left Us Alone, But Shafts Of Light Sometimes Grace The Corner Of Our Rooms” (2000)

La poetica dell’ “uomo che cade”, ovvero di un’ umanità ormai avviata ad un irreversibile declino, è in questo side project ancora più evidente, dal momento che la disperazione e l’ angoscia tendono ad oscurare qualsiasi possibilità di riscatto che, al contrario, in Lift Your Skinny Fists sembrano ancora vagamente possibili, grazie alla gioia enfatica e alla dirompente pulsione emotiva dei loro inimitabili crescendo. I Silver Mt Zion eliminano tutto questo, abbandonano quello che alcuni critici avevano definito emotional post-rock per dare spazio invece a una sofferenza pura, un minimalismo vicino alle tonalità ambient che sembra proclamare apatia, rassegnazione a un destino inesorabile di sconfitta e di oblio, terrore per la caduta e totale impossibilità di evitarla. L’ ultima canzone di Lift Your Skinny Fists è emblematica per quel che riguarda il messaggio di velata speranza dei GY!BE, prima del sopraggiungere della devastante apatia dei Silver Mt Zion: la circolarità armonica di “Antennas To Heaven” trasforma le evoluzioni disarticolate di una caduta irrimediabile nell’afflato positivo di una catarsi, in una sorta di elegia con le mani e i cuori rivolti a un infinito che il figurato grido conclusivo intende evocare. Il messaggio all’ umanità è chiaro, il singolo individuo è infatti invitato ad “alzare i suoi pugni come antenne verso il cielo”, a prostrarsi davanti all’ immensità del cosmo, ad inginocchiarsi reverente sotto la volta del cielo e seguire l’ euforia dinamica della musica dei GY!BE, lasciando dunque ancora aperta la strada per una possibile redenzione e una futura salvezza. La side B del disco, ovvero gli ultimi due brani, trasformano le tenebre oscure della side A in luce celestiale, come a passare dal peccaminoso mondo degli uomini ad un più puro regno ultraterreno, la violenta oppressione della prima metà del lavoro è ora mutuata in speranza di redenzione, ad opera di un Dio tanto vendicativo quanto salvifico.

GY!BE – “Lift your skinny Fists like Antennas to Heaven !” (2000)

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