poetry

Scivolando nell’ abisso l’ uomo ha goduto

Scivolando nell’ abisso

l’ uomo

ha goduto.

Effimero piacere,

tu hai rinchiuso il cosmo

nella morsa stretta del nostro tempo.

L’ anima nera di un artista

serpeggia invalida

giù per il baratro scuro

della contingenza.

Dov’ è la luce ?

Dov’ è il chiarore del mare ?

Oltre l’ orizzonte placido della felicità

un nuovo Ovest si estende con le sue verdi pianure.

Basta uno sguardo al di là dei nostri pregiudizi

per scorgere la vastità di queste terre inesplorate.

Coraggio, uomo !

Tu solo puoi scoprirle !

Mettiti in viaggio

lasciati travolgere da questa sublime infinità,

realizza il compito di un Dio !

Te ne stai fermo

lungo le sponde del fiume arso

della tua anima serena

e muori.

Muori di noia

muori di vergogna

muori nel nulla.

Sparisci dietro allo schermo di un televisore,

ti eclissi nella tua comoda inesistenza,

ti ingozzi come un porco fino a scoppiare,

ma non senti un piccolo, un piccolissimo vuoto

dentro di te ?

Non hai la sensazione di stare perdendo qualcosa

come la vita ? o il tempo ?

Sei ingenuo mentre ti diletti a succhiare le flosce poppe

che la nuova Ragione ti porge.

Tua madre ti violenta

a suon di carezze.

Sei viziato come una principessina.

Tu non ti rendi conto lo scarto che sei

e lo splendore che potresti essere !

Guardati intorno, uomo !

Milioni di persone si rivoltano per le strade

in una medina fatta di grattacieli e cemento,

la metropoli sfreccia verso il cielo

e dentro di essa, in subbuglio,

un calderone d’ uomini si fonde, si mescola con qualsiasi cosa,

esplode !

Una follia di colori pervade le strade !

Dietro a ogni volto c’ è una storia….

dietro allo sguardo di ogni passante

si intravede il bagliore di un passato ignoto…

ma tu… tu ingrato di chiudi nel tuo cantuccio scuro

e temi la folla, temi la gente,

temi chi si comporta in maniera diversa da te

e chi non ha il tuo colore della pelle

e chi è più ricco di te

e chi è più misero di te, temi la disperazione !

Hai una paura fottuta di sentirti piccolo,

ti tremano le gambe al solo pensiero che tu, forse,

non sei altro che un negro, o un arabo,

o un terrone, o un rumeno.

Svegliati,

non sei nel paese dei balocchi.

 

 

 

 

 

 

 

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