art

FRANCIS BACON: fra sensazione, forze e carne macellata

Francis Bacon nacque a Dublino il 28 ottobre 1909. A sedici anni, cacciato da casa per via della sua omosessualità, decise di trasferirsi per qualche mese a Londra. Intorno ai diciassette, diciotto anni trascorse invece alcuni anni tra Berlino e Parigi durante i quali iniziò a realizzare in maniera autodidatta disegni e acquarelli.

Fra  il 1928 e il 1929, Francis si ristabilì a Londra, dove realizzò nel suo studio mostre di mobili e stoffe da lui disegnati.  Ma a partire dal 1930 si cimentò nell’uso della tecnica ad olio e pian piano abbandonò l’interesse – nutrito principalmente per guadagnarsi da vivere- per la decorazione d’interni. Nel 1944 Bacon iniziò a dedicarsi esclusivamente alla pittura e le opere precedenti a questa data furono considerate dall’artista senza valore: distrusse infatti gran parte della sua produzione giovanile.

Fino alla metà degli anni Quaranta, Bacon fu pressoché sconosciuto. Tuttavia tre quadri esposti a una mostra della Galleria Lefevre (Londra), tenutasi nell’aprile 1945, colpirono la piccola cerchia di seguaci e amici dell’artista: “Triptych – Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion” (fig.1) ;  “Figure in a Landscape” (fig.2) e “Figure study II” (fig.3).

Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion c.1944 by Francis Bacon 1909-1992
 Fig.1 : “Triptych – Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion”

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 Fig.2: “Figure in a Landscape”                        

 

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Fig.3: “Figure study II”

 

Tutti i dipinti esprimono un carattere terrificante, che si mescola ad una sensazione di mistero e ambiguità.

A quei tempi, l’opera di Bacon si propose come un genere inconsueto, lontano sia dall’arte astratta sia da quella figurativa di tipo tradizionale. I suoi soggetti sono ricchi di una profonda carica umana , ma risultano enigmatici ed espressi solo attraverso il colore.

Soltanto nel 1962, grazie ad una mostra della Tate Gallery di Londra, Bacon venne riconosciuto come artista di primo piano non solo in Inghilterra, ma anche in Europa e Stati Uniti.

Francis Bacon non ebbe un’educazione artistica convenzionale. “Assorbì” infatti l’arte attraverso lo studio autodidatta di produzioni del passato; in particolare, attinse ispirazione dalle opere di Velazquez, di Rembrandt, di Grünewald e di Daumier.  Si dedicò inoltre ad un’attenta osservazione di fotografie di avvenimenti contemporanei, attratto dalle inaspettate forme che le figure assumono in movimento.

Spesso ritagliava le fotografie da quotidiani e periodici e le attaccava alle pareti del suo studio.

L’attenzione per la fotografia gli permise di liberarsi dalle formule della pittura tradizionale e di sviluppare interesse per il mondo che lo circondava e per l’infernale condizione dell’uomo moderno che riprodusse nelle sue opere.

Il tema costante della sua ricerca artistica  è dunque l’essere umano, il quale “si è reso conto di essere un accidente, un essere assolutamente inutile, costretto senza alcuna ragione a portare a termine il gioco della vita” (F. Bacon). Nelle sue opere non manca peraltro la rappresentazione della violenza e del terrore inflitti da uomini ad altri uomini o ad animali.

E’possibile notare come Bacon delimiti spesso la Figura in uno spazio circolare, riconducibile al circo come luogo. Questo tondo, frequentemente raddoppiato o che esce dai bordi del quadro, ha lo scopo di trasmettere l’ idea di alienazione del soggetto e di realtà isolata, definita da Gilles Deleuze, nel suo saggio “Francis Bacon. Logica della sensazione”, come fatto. Con l’isolamento della Figura l’artista la libera dalla narrazione e la lega alla mera condizione di estraneità.

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“Portrait of George Dyer talking”, 1966

 

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 “Two Men working in a Field”, 1971

 

Bacon però non ricorre solo al tondo per trasmettere il concetto di isolamento:  a volte colloca la Figura in un cubo o in un parallelepipedo.

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 “Trpthych- Three Studies of Lucian Freud, 1968-1969.

 

Un altro carattere della pittura di Bacon facilmente distinguibile è la presenza di grandi campiture di colori luminosi che si fondono con la Figura, divenuta icona nell’immaginario dell’artista.

Si hanno così i tre elementi pittorici di Bacon: le grandi campiture, viste come materia dello spazio; la Figura,le Figure e il loro fatto ; il luogo, cioè il tondo, il cubo o il parallelepipedo che limitano Figura e campitura.

 

La principale peculiarità delle Figure di Bacon è stata definita da Gilles Deleuze in “Francis Bacon. Logica della Sensazione”, “l’atletismo: i corpi vengono rappresentati sottoposti a sforzi, spasmi e  continui movimenti grazie ad un gioco di sfumature realizzate con spatola e straccio. “Le Figure si ergono, si piegano o si contorcono liberate da qualsiasi figurazione”(G. Deleuze). I corpi abominevoli sono deformati dal movimento originato  dall’amore, dal vomito o dall’escremento; talvolta le Figure cercano di fuggire da uno dei loro organi per fondersi a pieno con le materie spaziali, le campiture.

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Painting, 1978     

 

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   Three Studies from the human Body,1967

 

Bacon può essere definito ritrattista, ma un ritrattista che pone la sua attenzione non tanto sui volti quanto sulle teste. Per l’artista  la testa è infatti lo spirito animale dell’uomo, che emerge a seguito del disfacimento del volto.

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Miss Muriel Belcher, 1959

Per il pittore, l’uomo e l’animale sono accomunati dalla carne, dalla carne macellata e dalla sofferenza. Così“l’uomo che soffre è una bestia, la bestia che soffre è un uomo”(G. Deleuze). La carne macellata è dunque ricorrente nelle opere di Francis Bacon, è carne viva che simboleggia tutte le sofferenze dell’uomo, tema primo nella ricerca dell’arista.

 

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 “Painting”, 1946

 

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“Second Version of “Painting 1946””, 1971

 

Nel realizzare le sue opere, Bacon rifiuta l’ approccio figurativo che è possibile deviare in due modi : attraverso la forma astratta, oppure con la Figura, la quale è legata alla sensazione.

La sensazione, per Bacon, è nel corpo, e agisce direttamente sul sistema nervoso, sulla carne, sull’istinto e sul movimento vitale della Figura. E agisce anche su ciò che circonda il soggetto, ovvero sul luogo, il fatto.

Bacon cerca costantemente di dipingere la sensazione.

Ma cosa si intende per sensazione?

Secondo  Paul Valéry (scrittore, poeta e filosofo francese) la sensazione è tutto ciò che si trasmette in maniera diretta, evitando l’intricata ricerca di una storia da narrare.

In Bacon la sensazione è ciò che, in un determinato momento , fa affiorare l’istinto, “così come l’istinto è il passaggio da una sensazione a un’altra, la ricerca della <<migliore>> sensazione (non la più piacevole, bensì quella che riempie la carne a un determinato momento della sua discesa, della sua contrazione o della sua dilatazione)” (G. Deleuze).

La sensazione si riconduce all’emozione vitale e alle forze che agiscono sul corpo.

La sensazione è  dunque in stretto rapporto con determinate forze che Bacon punta a captare  e rendere visibili. In particolare, la straordinaria agitazione delle teste proviene da forze di pressione, dilatazione, contrazione, schiacciamento e stiramento. “E’ come se forze invisibili schiaffeggiassero la testa dalle angolazioni più svariate. E qui le regioni del volto ripulite, trattate a spazzola, assumono un nuovo significato, poiché evidenziano proprio la zona in cui la forza sta colpendo” (G.Deleuze).

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  “Triptych- Three Studies for a Self-portrait, 1967

 

Le prime forze che Bacon vuole riprodurre sulle sue tele sono quelle di isolamento, le quali hanno come supporto le campiture il tondo, il cubo o il parallelepipedo e che avvolgono la Figura; le seconde sono quelle di deformazione che catturano il corpo e la testa e che sono visibili attraverso quell’atletismo che descrive le Figure; le terze sono le forze di dissipazione, che appaiono quando la Figura sfuma sino a confondersi con la campitura e a renderle visibili è allora uno strano sorriso.

 

Anche nelle opere in cui sono presenti diverse figure contemporaneamente, o nei trittici, Bacon ha sempre cercato di non ricadere nella pittura narrativa e di rispettare il principio di isolamento alla base della sua poetica.

Le Figure accoppiate risultano schiacciate sotto una medesima forza di accoppiamento, che le unisce in un unico corpo.

Quando invece  compaiono due Figure, in un medesimo quadro o in un trittico, una delle due solitamente quella di dimensioni minori, funge da testimone. Questo ruolo non ha nulla a che vedere con quello dello spettatore, ma di elemento-riferimento o costante.

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“Two Figures”, 1953

 

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  “Study of Nude with Figure in a Mirror”,1969

 

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Triptych Three Portraits: posthumous Portrait of George Dyer, Self- portrait, Portrait of Lucian Freud, 1973

 

Riguardo ai trittici, possono essere collocati in un posto privilegiato nell’opera di Bacon. Essi infatti presentano una peculiarità non ancora descritta, ovvero il ritmo, che percorre la Figura come se fosse una vibrazione. Nel trittico il ritmo assume un’ampiezza straordinaria, generando così l’idea del Tempo, e diviene sensazione, essenza che agisce sul corpo e sullo spazio figurativo.

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 “Triptych, maggio-giugno 1974

 

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Triptych- Crucifixion, 1965

 

A livello tecnico-pittorico, si nota come Bacon rappresenti le Figure attraverso toni spezzati in contrasto ai toni omogenei, puri e vivi delle campiture.

Questi toni spezzati, con dominanti blu – rosse, costituiscono la carne delle Figure e si evidenziano  grazie all’opposizione con le policromie degli sfondi.  Ogni tono spezzato esprime l’esercizio di una forza sulla zona corrispondente del corpo  o della testa.

 

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