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I Neu! nella scena krautrock: l’ invenzione del motorik beat

I Neu! sono un duo di Düsseldorf formatosi nel 1972 da due membri originari dei Kraftwerk, il multistrumentista Michael Rother e il batterista Klaus Dinger, che in pochi anni di attività (quattro per l’ esattezza) sono riusciti a lasciare un segno indelebile per gli sviluppi futuri della musica sperimentale, soprattutto sul versante dell’ elettronica. Proprio insieme ai Kraftwerk, oltre che ai Can, agli Amon Duul, i Popol Vuh, i Faust, i Cluster e gli Harmonia, i Neu! andranno a costituire il nocciolo duro di quel rinascimento musicale tedesco degli anni ’70, ribattezzato poi come krautrock, che nacque più o meno dal 1967  in una Germania ambigua e contraddittoria, in pieno boom economico ma ancora divisa in due dal muro di Berlino. E’ in questo contesto che una nuova generazione di musicisti, che aveva avuto i suoi natali durante la tragica esperienza del nazismo e della guerra,  si pose l’ obiettivo di trascendere il recente passato di una patria in cui stentavano a riconoscersi, al fine di creare un nuovo sound altamente iconoclasta che fosse in grado di esprimere l’ avvento di una nuova era in cui i giovani del tempo avrebbero potuto finalmente riconoscersi.

“Negli anni Sessanta in Germania abbiamo avuto un conflitto generazionale molto particolare. La generazione prima di noi aveva sperimentato il nazismo e la guerra. Dopo la guerra c’è stato un clima politico completamente diverso, ma in molte istituzioni, l’odore del vecchio era ancora presente. I bambini hanno chiesto ai loro genitori informazioni sulla guerra e sul nazismo e, soprattutto, il ruolo che loro avevano avuto; gli studenti hanno chiesto lo stesso ai loro insegnanti, ed è stato difficile ottenere risposte adeguate. Tra i giovani, gli artisti e gli studenti delle università c’era questo forte desiderio di libertà. Da questa situazione è nato un grande attrito tra il vecchio e il nuovo, che si è concluso in una rivoluzione culturale. Gli Amon Düül erano una parte di questo.”
(John Weinzierl, Amon Düül II)

Non è certo facile accomunare in un unico movimento gli incubi post-atomici dei Faust e il misticismo dei Popol Vuh, o le avventure cosmiche di Klaus Shulze con il motorik beat dei Neu!, eppure esistono dei minimi comun denominatori, per quanto sommari e approssimativi essi possano essere. In primo lugo è essenziale, in ognuna di queste espressioni musicali, il desiderio di libertà e di anarchia, il tentativo di farsi pionieri di un’ arte mai sperimentata prima e che non debba dare ragione ad alcuna esperienza anglofona, cui si riferiva invece tutta la musica europea del tempo. Comune a tutti è il voltare le spalle al passato e, nel caso tedesco, a un triste passato, per guardare solo e unicamente al futuro: una sorta di futurismo musicale, volto a distruggere tutti i canoni precedenti per dare espressione alle inedite emozioni delle nuove generazioni. Un secondo elemento certamente comune è l’ influenza del gigante dell’ avanguardia Karlheinz Stockhausen, per il quale indubbiamente passa l’ ostentato rifiuto delle consuetudini del rock da parte di tutti questi gruppi.

“Per i giovani tedeschi di allora, Stockhausen è un modello da imitare, un catalizzatore, l’emblema stesso della nuova Germania: innovativo, colto, estremamente moderno e sperimentale, con uno sguardo al futuro tanto profondo da essere, ancor oggi, di difficile lettura. Le sue lezioni di musica, che si svolgono presso la storica scuola di Darmstad, sono ambitissime e seguitissime da una serie di fedeli proseliti. Molti dei krautrocker le ascoltano, in particolare i Can sono tra i suoi più fervidi studenti, così come Ralf Hutter e Florian Schneider dei Kraftwerk. In quelle aule a Darmstad succede qualcosa di unico e forse irripetibile: musicisti rock frequentano gli stessi ambienti che avevano contribuito a formare compositori del calibro di Pierre Boulez, Luciano Berio, Bruno Maderna, Iannis Xenakis e altri. I musicisti tedeschi non sono gli unici a frequentare le lezioni di Stockhausen; anche i Jefferson Airplane e i Grateful Dead le seguono per sei mesi, nel 1966, presso la University of California, e ne rimangono altamente impressionati” .                                                                (Valerio D’ Onofrio, OndaRock)

Ecco alcuni brani indicativi  -per quanto inesorabilmente riduttiva possa essere la scelta di cinque brani per delineare le caratteristiche di un movimento-  del nuovo scenario che stava prendendo forma nella Germania di questi anni. Obbligata la scelta della canzone dei Faust che accolse e rifranse il nome che la stampa inglese aveva coniato per il movimento, ovvero “krautrock”, termine che in origine aveva una connotazione dispregiativa.

AMON DUUL II – Kanaan (1969)

CAN – Halleluhwah (1971)

POPOL VUH – Ave Maria (1972)

FAUST – Krautrock (1973)

KRAFTWERK – Autobahn (1974)

Come avevamo accennato, i Neu! sono un duo che fuoriesce, per divergenze con i compagni, dai Kraftwerk, una delle band più influenti della scena tedesca di tutti i tempi. Senza di loro, molto probabilmente, la techno di Detroit si sarebbe dovuta sviluppare senza punti di riferimento, sarebbe in un certo senso dovuta sorgere dal nulla. Derrick May, negli anni Novanta, darà una celebre definizione della techno: “La techno sono George Clinton e i Kraftwerk chiusi insieme in ascensore” . L’ idea di base dei Kraftwerk era quella di rivisitare e commercializzare gli insegnamenti di Karlheinz Stockhausen, applicandoli alla musica rock ed elettronica, che confluì nel loro primo e omonimo EP del 1970. Si tratta di un album di strumenti acustici filtrati elettronicamente, dopo la pubblicazione del quale Rother e Dinger si allontaneranno dalla band per dare vita ai Neu!

KRAFTWERK – Ruckzuck (1970)

Il fascino per le macchine, per i robot, per la rivoluzione elettronica post-moderna sono sicuramente elementi che i Neu! ereditano dai Kraftwerk, radicalizzandoli. La loro rivoluzione fu quella di tingere i loro brani di ritmi incalzanti e di percussioni martellanti che in effetti sembrano prodotti più da un ordigno robotico piuttosto che da un essere umano, da qui il nome del loro inedito sound : motorik beat. Il loro primo album (Neu! 72) è un ammasso caotico e deflagrante di musica low-fi, melodie minimaliste e ritmi ossessivi, realizzato in sole quattro notti e frutto in larga parte di improvvisazione free-from.

NEU ! – Hallogallo (1972)

Per quanto le influenze con i gruppi storici del kraut siano presenti, i Neu! restano pur sempre un caso a parte. Dinger e Rother non guardano affatto all’universo, la loro musica non può quindi definirsi cosmica in senso stretto, a cominciare dalla loro scelta di una grafica scarna, anzi quasi del tutto assente: i loro album non hanno titolo né immagine di copertina, compare solamente la scritta Neu! e la data di pubblicazione. La novità dei Neu! non è poi così affascinante, ma è semplice e quotidiana, si tratta nel loro caso di un ritmo ossessivo sempre uguale a sé stesso, del rumore metallico di un martello pneumatico o di una sega circolare, e proprio questo avrà un’ influenza dirompente su gruppi come gli Stereolab o i Joy Division. Il basso e la batteria formano un tappeto continuo, che a volte accelera e a volte decelera ma non si ferma mai, se non lacerato a tratti da una chitarra dura e distorta che apre la strada a trent’ anni di rock futuro. Nel 1973 Rother e Dinger tornano in studio per registrare il loro secondo album, ma i fondi che la casa discografica aveva concesso loro erano completamente terminati e perciò i due furono costretti a trovare “una soluzione da pop art per un problema pop” : riuscirono a realizzare solo due brani, che vennero però registrati e remixati a varie velocità per raggiungere la piena durata di un album. Sebbene un grande musicista e critico inglese, Julian Cope, affermerà, ascoltando questo loro secondo disco, di “sentirsi preso per il culo”, non dobbiamo dimenticare oggi, con uno sguardo retrospettivo, che è proprio in questo disco che si pongono le basi per la tecnica del remix, che tanta eco avrà nella nascente musica elettronica.

NEU! – Super

NEU! – Neuschnee

Subito dopo la registrazione del disco il gruppo si scioglie, per permettere a Rother di suonare con gli Harmonia, un gruppo ambient che collaborerà a lungo con Brian Eno, e a Dinger di entrare a far parte dei  LA Düsseldorf. Bisognerà aspettare il 1975 perché il tandem si ricomponga, facendo trovare il giusto compromesso alle due anime dei Neu!, dando vita a quello che considero il vero e più alto capolavoro della band in questione. In questo loro terzo e ultimo album convivono due poetiche musicali e due tendenze sonore completamente divergenti tra loro: da un lato l’ ambient-music alla Brian Eno e dall’ altro le grida e il caos di rumori che potrebbero senza fraintendimenti essere considerate come proto-punk, indubbiamente figlie del rock decadente (o glam rock) mutuato dai Roxy Music. Il conflitto tra rumore e silenzio, tra caos e calma, tra unità e frammentazione è costante. L’ influenza di questo loro capolavoro sarà tale che uno dei singoli più celebri di David Bowie, “Heroes”, deve proprio a Neu!75 la sua composizione. L’ album è nettamente diviso in due, così come il loro precedente esperimento: il lato A va al chitarrista Michael Rother, il lato B al batterista Klaus Dinger. Le due facciate sono totalmente differenti, in quanto Rother continua con suoni lenti e introspettivi seguendo la strada già intrapresa dagli Harmonia e dai Cluster, Dinger rimarrà invece fedele al kraut-punk dei LA Düsseldorf.

NEU! – Seeland (Neu!75, SIDE A)

NEU! – Hero (Neu!75, SIDE B)

Dopo la stesura di questo capolavoro, il duo si scioglierà definitivamente (le divergenze e l’ incomunicabilità tra i due erano già evidenti dalla netta divisione della mansioni per il loro ultimo lavoro). Si riconcilieranno soltanto nel 1986, dando vita a un loro ultimo EP che però, a mio avviso, non può che essere considerato come un’ appendice insignificante alla loro affascinante carriera.

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