art

JAMES TURRELL

James Turrell  è un artista americano nato a Los Angeles nel 1943. Cresce e studia in California, dove nel 1965 si laurea in Psicologia della Percezione al Panoma College.

Il padre, Archibald Milton Turrell, ingegnere aeronautico, trasmette al giovane James la passione per il volo, tanto che a sedici anni ottiene il brevetto di pilota, e l’amore per la natura. Dalla madre, Marget Hodges, riceve invece un’educazione quacchera, volta alla ricerca di una “luce interiore”. L’ambiente familiare e la religione della madre influenzano sicuramente Turrell nell’approccio con l’arte e nella sua ricerca: James Turrell è pioniere della Land Art e uno dei maggiori esponenti di Light and Space, movimento artistico nato nel sud della California negli anni Sessanta.

I suoi lavori sono presenti in numerose Istituzioni di tutto il mondo, tra cui la Villa Panza a Varese, il Los Angeles County Museum of Art, il Museum of Fine Arts di Houston, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York e l’Israel Museum di Gerusalemme.  Nel 2009 la Hess Art Collection ha aperto a Colomé, in Argentina, il James Turrell Museum.

Verso la fine degli anni Sessanta l’arte esce dai confini dei musei e delle gallerie per cercare un confronto diretto con l’ambiente nei suoi aspetti storici, politici, sociali e antropologici.

Questa esperienza artistica viene denominata Arte Ambientale, in inglese Land Art, attraverso la quale l’artista interviene sull’ambiente in maniera diretta, sfruttando medium espressivo e tempo. Le condizioni climatiche e lo scorrere del tempo sono infatti fattori importanti per il compimento delle opere, le quali vengono concepite per trasformarsi come la natura decide.

L’aspetto multimediale (registrazione fotografica, video e sonora) si dimostra così fondamentale per la documentazione di queste espressioni artistiche.

Tra i grandi protagonisti della Land Art americana ancora attivi troviamo James Turrell.

Dal 1977 Turrell lavora al suo progetto monumentale “Roden Crater”, un vulcano spento del nord dell’Arizona in cui sono stati realizzati tunnel, camere e aperture per l’osservazione della luce naturale. Per la progettazione e realizzazione dell’opera, l’artista ha consultato numerosi astronomi al fine di creare un enorme osservatorio a occhio nudo per gli eventi celesti.

Come già accennato nella biografia, James Turrell è anche uno dei maggiori esponenti del Light and Space Movement. La corrente nacque in California tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta ed è caratterizzata dalla creazione di ambienti descritti e modellati dalla luce.

Ciò che accomuna gli artisti di questo movimento è l’uso della luce , naturale o artificiale, bianca o colorata, che viene inserita in determinati spazi al fine di generare ed esaltare esperienze sensoriali.

Light and Space vede nella percezione dei sensi il mezzo ideale per il raggiungimento della conoscenza del mondo. A questo approccio conoscitivo, alcuni artisti tra cui Turrell, affiancano il sapere scientifico.

Un altro punto estremamente importante nella concezione artistica di questo movimento è la volontà di fare  protagonista dell’opera il visitatore, che viene coinvolto nella percezione degli elementi sensoriali prodotti dal rapporto tra luce e ambiente.

Roden Crater 

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“My work is more about your seeing than it is about my seeing, although it is a product of my seeing. I’m also interested in the sense of presence of space, that is space where you feel a presence , almost an entity – that physical feeling and power that space can give”.

(J. Turrell)

Da circa mezzo secolo, l’artista James Turrell lavora con la luce e lo spazio, al fine di creare opere d’arte capaci di coinvolgere fisicamente e psicologicamente lo spettatore.

Nel 1966, l’artista, ancora studente, affitta un albergo dismesso nei sobborghi di Los Angeles: il Mendota Hotel. Lo spazio diventa il suo studio personale e galleria espositiva: qui Turrell realizza i suoi primi lavori, i quali costituiscono la base per la sua ricerca artistica.

La configurazione dello spazio diventa elemento principale per ripensare  le diverse forme della luce. Un esempio è “Afrum”, del 1966. Si tratta di alcune lastrine metalliche, in formato diapositiva, che forate in una determinata maniera vengono proiettate su superfici ad angolo immerse nell’oscurità. In questo modo viene percepita la presenza di un solido luminoso dai confini evanescenti. Solo dopo ripetute osservazioni sarà possibile comprendere la reale origine dell’immagine.

Nelle diverse esposizioni, l’opera è stata realizzata con luce di colore diverso.

Le installazioni di Turrell permettono di uscire dalla percezione comune dello spazio e del tempo, scoprendo così un inedito utilizzo della luce.

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Stufe, Blue, 1968

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James Turrell ebbe l’occasione, negli anni Settanta, di conoscere e collaborare con il collezionista italiano Giuseppe Panza.

Panza (1923-2010) fu uno dei più importanti collezionisti d’arte contemporanea della seconda metà del Novecento. La sua attività durò per quasi cinquant’anni e fu alimentata dalla sua assidua ricerca di opere d’arte di ogni genere e di nuovi artisti.

Gran parte della sua collezione si trova presso la sua residenza a Biumo, Varese, nota come Villa Panza.

La ricerca di Turrell attirò il collezionista, il quale descrive l’artista americano, nella sua biografia “Ricordi di un Collezionista”, come “il re della luce”.

Turrell lavorò presso Villa Panza dove il proprietario gli destinò le stanze al primo piano, sopra le scuderie.

Con “Sky Window I”, del 1976, l’artista sfruttò la parete di fondo di un corridoio per aprire una lunetta sulla volta del soffitto. Una luce al neon venne nascosta nel muro tra parete e volta. Successivamente, le pareti vennero accuratamente lisciate per eliminare ogni sorta di irregolarità e dipinte di bianco.

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In “Sky space I”, sempre del 1976, Turrell realizzò invece nel soffitto una grossa apertura di forma quadrata di circa 3 metri per lato, installando attorno ad essa una lamiera di rame bianca per creare uno stacco più netto tra la superficie del soffitto e del cielo.

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