philosophy

Nietzsche, “La Gaia Scienza” e l’ uomo nuovo

La Gaia Scienza è un testo “centrale” nella vita di Nietzsche, non soltanto nel senso esteriore di occupare una posizione mediana entro la sua produzione letteraria, ma anche nel significato più sottile di inserirsi tra i suoi scritti come un magico momento di equilibrio, come l’ unica sua esperienza di “salute” totale, dove tutti gli estremi sono presenti, ma collegati morbidamente, tenuti sotto controllo, svuotati di ogni fanatismo.  (Giorgio Colli)

In quest’ opera infatti Nietzsche riesce a trovare un’ armonica soluzione a quel conflitto che ha lacerato nella maniera più profonda e insistente il suo pensiero e la sua esistenza, ovvero quel difficile rapporto, in cui troppo spesso un estremo esclude l’ altro, tra arte e scienza. Fin da La nascita della tragedia Nietzsche aveva espresso la sua visione secondo cui l’ essenza della realtà non è altro che un conflitto, un perpetuo logos tra due estremi: l’ apollineo e il dionisiaco. Utilizzando una metafora eraclitea si potrebbero rappresentare i due opposti come il filo e il bastone di un arco, in una perenne tensione tra loro senza che nessuno dei due poli riesca mai a prevalere sull’ altro, perchè in caso di sconfitta dell’ uno o dell’ altro la tensione stessa smetteebbe di essere, e non avremmo più un arco ma soltanto un seplice filo e un semplice bastone. La realtà è lotta, ma è una lotta ordinata, in cui nessun estremo riesce mai ad avere la meglio sull’ altro, ed è questo stesso armonico conflitto ad essere esposto ne La Gaia Scienza:

Nietzsche si contrappone alla scienza come filosofo, e come filosofo si contrappone all’ arte: ma al tempo stesso rifiuta il passato della filosofia e il linguaggio di questo passato. La filosofia non esiste più, ma i filosofi devono ancora esistere: non parleranno più di quei contenuti con quei termini, ma dovranno parlare in modo nuovo, strappando gli strumenti di comunicazione ai sopravvissuti, alla scienza e all’ arte.  (Giorgio Colli)

La “gaia scienza”, per affermarsi, deve riuscire a liberarsi di quell’ aspetto “serio”, tragico che l’ ha resa, nel tempo, una noiosa e fittizzia disputa intellettuale su idee che non esistono, che non sono concrete e che si riferiscono a un ipotetico mondo iperuranico del quale, nella realtà dei fatti, non abbiamo nessuna esperienza diretta. Il socratismo, ovvero la visione dei teorici del fine e della morale, ha contaminato l’ autentico spirito tragico dei greci, deturpando quella sublime commistione di apollineo e dionisiaco che ha costituito la loro esperienza tragica. Il dovere dell’ uomo contemporaneo, a detta di Nietzsche, non deve più essere l’ imperativo categorico di quei noiosi medici dell’ animail “tu devi!”-, ma deve essere quello di superare la tragedia per giungere, finalmente, alla commedia dell’ esistenza, che sola è in grado di ridere del dolore umano senza abbandonarsi alla disperazione e alla malinconia propria di molti filosofi. Il filosofo contemplativo compie l’ errore di credere che esista una cosa in sè che si possa semplicemente ammirare con gli occhi puri e incontaminati della ragione, mentre non si rende conto di essere lui stesso, con la sua contemplazione, a creare il suo mondo, non si rende conto del fatto che non esistono in alcun modo fatti puri, ma che vi sono soltanto interpretazioni. Il vaneggiamento metafisico che, istillatosi in Euripide, ha ucciso la tragedia, si fonda su un’ illecita applicazione ai fenomeni di quelle che in realtà sono soltanto leggi del pensiero, leggi logiche di non contraddizione e di consequenzialità del ragionamento che in natura, nel vero mondo naturale -quello cioè non antropomorfizzato dal nostro sguardo giudicante- semplicemente non esistono.  A causa della visione socratica del mondo, che sta a fondamento di tutte le morali e di tutte le religioni, l’ uomo moderno si trova ora ad aver infinitamente bisogno di sapere, ogni tanto, il motivo per cui egli esista, ma questa struttura del dovere non è una struttura originaria della specie umana. Come la scimmia è divenuta uomo, è tempo che adesso la specie umana compia un passo altrettanto grande come fu, centinaia di migliaia di anni fa, l’ ominazione: è giunto il tempo per l’ avvento dell’ oltre-uomo, di una nuova umanità che vada al di là dell’ umano. Gli animali non hanno bisogno di sapere perchè essi esistono, non devono avere fiducia in una qualche razionalità della vita, e questo perchè la coscienza e la razionalità di fatto non esistono in natura, ma sono una rappresentazione umana, troppo umana. L’ uomo è storicamente diventato, a detta di Nietzsche, un animale fantastico, il quale deve soddisfare una condizione di esistenza in più rispetto ad ogni altro animale, e cioè quella sensazione confortante di avere sempre solide fondamenta razionali sotto ai piedi, ma i tempi sono forse maturi perchè egli smetta di vivere in un fittizzio mondo di sogni e torni alle sue origini, alla sua natura, al suo essere. I maestri del rimorso e delle guerre di religione, che pensavano di scoprire con la ragione il senso ultimo dell’ esistenza, in realtà non hanno fatto altro, pur senza esserne consapevoli, che aiutare la natura nella preservazione della specie, illudendo gli uomini e rassicurandoli, fornendogli risposte chiare e distinte e solidi appigli cui afferrarsi sempre. Non c’ è nulla all’ infuori della vita della specie, anche la conoscenza è un semplice elemento derivato dalla vita biologica in quanto la nascita della conoscenza è una nascita puramente strumentale, che ci è storicamente servita per sopravvivere e per evolverci.

Va da sè che anche questi tragedi lavorano nell’ interesse della specie, per quanto credano di lavorare nell’ interesse di Dio e come suoi inviati. Anch’ essi, promuovendo la fede nella vita, promuovono la vita della specie. “Vale la pena di vivere” così grida ognuno di essi “c’ è qualcosa in questa vita che ha un peso, la vita ha qualcosa dietro di sè, sotto di sè, state attenti!” […] Perchè quel che sempre, necessariamente, accade, di per se stesso e senza scopo alcuno, a cominciare da questo momento, appaia fatto in vista di uno scopo e risulti plausibile all’ uomo come ragione e ultimo comandamento – per questo fa la sua comparsa il teorico della morale, in quanto teorico del fine dell’ esistenza; per questo egli scopre un’ altra, una seconda esistenza e mediante la sua nuova meccanica fa uscire dai suoi vecchi cardini comuni questa vecchia, comune esistenza. Sì! Egli non vuole assolutamente che si abbia a ridere dell’ esistenza, e nemmeno di noi stessi – e nemmeno di lui (La gaia scienza, libro I, aforisma 1)

Il metafisico, il teologo, il religioso hanno trasformato il naturale impulso alla conservazione della specie in rigida e tediosa razionalità, e questo stesso fraintendimento ha portato alla trasformazione dell’ arte in scienza e, dunque, alla distruzione dell’ arte tragica: il male del socratismo è stato condurre al trionfo unilaterale della logica e dell’ ottimismo, che è anche un trionfo dell’ individuo sulla specie.

Autori come, ad esempio, Cartesio, padre fondatore del razionalismo moderno, hanno differenziato nettamente sulla base di un rigido dualismo il mondo umano -razionale- dal mondo animale -meccanico- quando invece a detta di Nietzsche l’ uomo è un essere che fa parte della natura esattamente come tutte le altre bestie, e si differenzia dalla scimmia non per la razionalità o per il pensiero, come voleva la tradizione metafisica, ma unicamente da un punto di vista poetico, creativo: anche le bestie sono in grado di pensare e di adattarsi all’ ambiente, quello che solo l’ uomo può fare è dare vita a forme, idee, concetti, valori, che dunque non sono assoluti perchè nascono dall’ istinto creativo della nostra specie. Sono esistiti ed esistono bisogni che non sono semplicemente animali ma, potremmo dire, sono bisogni culurali, per soddisfare i quali l’ uomo ha creato dei valori morali, delle religioni, delle ideologie e delle dottrine: l’ errore della metafisica è stato quello di pretendere l’ universalità per queste che sono, in realtà, semplici creazioni umane, che non sussistono all’ infuori di noi e della nostra specie. E’ tempo dunque, per Nietzsche, di contrapporre il riso, la danza e la naturalità alla serietà dei maestri dello scopo dell’ esistenza, che sono appunto “seri” perchè credono nell’ esistenza di scopi assoluti da raggiungere, di valori universali cui affidarsi. La scienza di questi uomini seri, così come la loro filosofia che è la metafisica, ha in sè le radici della propria autodistruzione, perchè ci sono dei limiti oltre il quale il socratismo, che pretende di poter conoscere tutto, non può andare; tanto è vero che l’ epoca moderna è incappata, a detta di Nietzsche, nel più alto degli ostacoli: il nichilismo. L’ uomo folle infatti, nel celebre aforisma 125 de La gaia scienza, non avverte più la presenza di Dio, cioè dei valori, perchè la cultura e la filosofia del suo tempo non lo aiutano in questa sua ricerca di risposte e di riferimenti: la ricerca di Dio viene da subito presentata come un atto disperato del nichilista, senza nessuna possibilità di riuscita. L’ uomo illuminato, iniziato, il solo capace di scorgere la verità, addita tutta l’ umanità come responsabile della morte di Dio, noi tutti siamo i suoi assassini. La perdita di Dio è la perdita della sicurezza e dunque della serenità, l’ uomo è ora privo di una visione sicura, di un centro, di un punto di riferimento, ma come fummo capaci di svuotare il mare bevendolo fino all’ ultima goccia ? chi ci diede la spugna per spazzare via l’ intero orizzonte ? E’ Copernico il responsabile, agli albori del pensiero metafisico, di una nuova visione del mondo nella quale si perde la sicurezza della circonferenza: da Copernico in poi l’ uomo occidentale non si è più trovato di fronte al mondo chuso della visione geocentrica ma si è iniziato a trovare davanti a un cosmo nuovo che appare, per la prima volta, infinito. Da Copernico in poi ha avuto inizio l’ autodiminuirsi dell’ uomo, di quell’ essere che nella sua fede di una volta era l’ essere privilegiato di Dio, legittimo figlio di un Padre creatore che per lui aveva ordinato un mondo perfetto volto alla realizzazione di scopi e di fini che lo trascendevano. Da Copernico in poi si direbbe che l’ uomo sia finito su un piano inclinato, ormai declinante verso una x sempre più lontana dal centro: ne La gaia scienza questa x verrà a coincidere con la riedificazione di un nuovo valore, che non abbia più nulla a che vedere con la sicurezza dell’ antico centro ma che non è nemmeno  il disperato vagare del nichilista: si tratta della danza di Zarathustra, della gioia dell’ oltre-uomo che riesce a vivere e ad esaltare l’ attimo nella consapevolezza dell’ eterno ritorno. La morte di Dio non è in alcun modo identificabile con l’ ateismo: Nietzsche non pone mai il problema se Dio esista o meno, Nietzsche vuole semplicemente annunciare in forma poetica il compiersi di un processo che è in atto, che in parte è già avvenuto, e che si presenta con i tratti inquietanti del nichilismo. Il fatto è che, a detta di Netzsche, dietro ai valori e agli scopi ideali del platonismo e del cristianesimo non vi è nulla, non si tratta che di un mondo di sogni, e dunque la metafisica e la morale, una volta sottoposte a critica sotto il vaglio della ragione illuminista, hanno iniziato a rivelare il nulla su cui si fondavano. “Dio è morto” perchè è stato sottoposto a critica, perchè si  è cercato razionalmente di dimostrarne l’ esistenza, e la sua scomparsa è un evento accaduto di cui gli uomini ancora non si rendono conto, ma che il folle già proclama a gran voce nelle piazze. L’ oltre-uomo, che si fa carico della transvalutazione di tutti i valori, ha inevitabilmente bisogno di passare per il nichilismo passivo perchè, attraverso di esso, possa essere in grado di accettare senza remore la sua finitezza, il suo carico di sofferenza, per riuscire infine a dire di sì alla vita.

Voglio imparare sempre di più a vedere il necessario nelle cose come fosse quel che v’ è di più bello in loro – così sarò uno di quelli che rendono belle le cose. Amor fati: sia questo d’ ora innanzi il mio amore ! Non voglio muovere guerra contro il brutto. Non voglio accusare, non voglio neppure accusare gli accusatori. Guardare altrove sia la mia unica negazione ! E, insomma: prima o poi voglio soltanto essere uno che dice di sì !  (Gaia Scienza, libro IV, aforisma 276)

E’ questa, in estrema sintesi, una delle argomentazioni fondamentali de La gaia scienza: storicamente la specie umana ha avuto bisogno, per natura, di dominare la realtà che la circondava, e per questo motivo ha sentito la necessità di ridurre il reale a degli schemi etici, imponendo regole comportamentali e conoscitive che organizzassero la realtà caotica in cui la specie umana era immersa. Questa organizzazione del tutto era però, di fatto, impossibile, così come impossibile risulta un totale dominio della realtà da parte dell’ uomo, e per questo motivo il razionalismo occidentale si è trovato a dover accogliere, nell’ epoca in cui Nietzsche scrive i suoi testi, un ospite inquietante: il nichilismo. La transvalutazione di tutti i valori, in quest’ ottica, diventa l’ unica via possibile per liberare quella qualità attiva dell’ uomo che il nichilismo sta attualmente soffocando, inculcando un malsano atteggiamento di disgusto e di fuga dal mondo, storicamente dovuto a tutto il processo di annientamento dell’ esistenza concreta in favore di un’ esistenza ideale perpetrato per secoli dalla metafisica. Bisogna vivere il nichilismo, senza condannarlo e senza farsi schiacciare dal suo peso, perchè soltanto vivendo a fondo questa esperienza del vuoto, portandola alle sue conseguenze estreme, l’ uomo potrà finalmente riconoscere che, effettivamente, non esiste alcuna verità pre-stabilita all’ infuori della sua volontà, che può quindi ora sprigionarsi libera dalle catene della tradizione che la ingabbiavano nella stretta morsa dell’ etica e della fede. Per non brancolare nella nullità del nichilismo passivo è necessaria una nuova morale, una nuova tavola di valori fatta a misura per la specie umana, non scritta in riferimento a valori ideali e fittizzi, così come occorre una nuova scienza strutturata in modo analogo, cioè una scienza che sia “gaia”.

Chi sa sentire la storia degli uomini nella sua totalità come la sua propria storia, prova, generalizzandolo enormemente, tutto quell’ angoscioso struggimento dell’ infermo che pensa alla salute, del vegliardo che rammemora i sogni giovanili, dell’ amante che è strappato all’ amata […] ma sopportare questo cumulo immenso d’ afflizioni di ogni specie, poterlo sopportare, ed essere pur sempre ancora l’ eroe che, allo spuntar di un secondo giorno di battaglia, saluta l’ aurora e la sua felicità, essendo l’ uomo che ha un’ orizzonte di millenni davanti e dietro di sè, l’ erede di ogni tratto aristocratico dello spirito passato, erede gravato di obblighi, essendo il più nobile di tutti i nobili dell’ antichità, e al contempo il capostipite di una nobiltà nuova, di cui nessun tempo vide e sognò l’ eguale: assumersi tutto questo carico, il più antico come il più nuovo, le perdite, le speranze, le conquiste, le vittorie dell’ umanità: infine possedere tutto ciò, e tutto insieme stringerlo in un unico sentimento: questo dovrebbe avere come risultato una felicità che fin’ ora l’ uomo non ha mai conosciuto – la felicità di un dio colmo di potenza e di amore, di lacrime e di riso. (La gaia scienza, libro IV, aforisma 337)

A detta di Nietzsche sono state proprio le persone più malvage, più crudeli e senza scrupoli a portare innanzi l’ umanità, in quanto soltanto loro furono in grado di riaccendere continuamente  le passioni prossime ad assopirsi – perchè ogni società ordinata assopisce le passioni. Nell’ ottica relativistica cui Nietzsche ci ha ormai abituati, dove non esistono bene e male in senso assoluto, chi mai potranno essere queste persone malvage ? Sono gli artisti, i creatori, gli uomini poetici, coloro che sempre si ribellarono all’ ordine costituito perchè incapaci di accettare un’ univoca schematizzazione del reale, poichè in tutte le situazioni il nuovo è il male, in quanto vuole conquistare, vuole rovesciare le antiche pietre di confine e i vecchi culti; e soltanto l’ antico è il bene. Questa visione affonda le sue radici nelle dispute sulla giustizia dei filosofi greci, nelle quali i sofisti si contrapponevano ai primi razionalisti occidentali, Socrate e Platone, dispute delle quali abbiamo un’ importante testimonianza nei primi libri de La Repubblica. Nietzsche, circa duemila anni dopo, si fa portavoce delle tesi di Trasimaco e Callicle, secondo i quali la democrazia, così come l’ ideologia egalitaria che ne consegue, non è altro che una dittatura dei deboli, dei cerbiatti, sui forti, sui leoni, su coloro che per natura dovrebbero comandare ma si trovano impossibilitati a farlo per motivi strettamente morali.  Ogni morale, ogni etica è per Nietzsche l’ espressione dei bisogni di una comunità e di un gregge: ciò che ad esso risulta utile diviene la suprema norma di valore per tutti i singoli, con la morale il singolo viene educato, fin da subito, ad essere funzione del gregge e ad attribuirsi valore soltanto in quanto, appunto,  funzione. La natura superiore è per Nietzsche proprio quella natura più irrazionale, poichè l’ uomo nobile è colui che, nei suoi momenti migliori, mette in pausa la sua ragione e soggiace ai suoi istinti: si potrebbe forse dire “razionale”, ad esempio, mettere in gioco la propria salute o il proprio onore per una semplice passione della conoscenza ? La natura superiore è propria di quegli individui che imparano ad usare, nel condurre le loro esistenze, un metro di valore raro e singolare, che il gregge non può che considerare, proprio per la sua unicità, folle, perchè folle è il divinare valori per i quali ancora il gregge non ha inventato una bilancia, il sacrificare su altari consacrati a un dio che ancora non esiste.

Divenire l’ avvocato della regola – questa potrebbe essere forse l’ ultima finezza con cui si manifesta sulla Terra il senso dalla nobiltà (La Gaia Scienza, libro I, aforisma 55)

Da la Gaia scienza fino a Così parlò Zarathustra si possono trovare innumerevoli esempi di “personaggi”, tra cui Zarathustra stesso, che si presentano come portatori di una nuova e più profonda verità, come degli iniziati a degli imperscrutabili misteri che si propongono ora di divulgare la loro sacra conoscenza, ma nessuno li ascolta: la contrapposizione tra l’ uomo folle e il gregge è una costante del pensiero nietzschiano. L’ avvenimento stesso della morte di Dio, infatti, viene defintito come fin troppo grande, troppo distante, troppo alieno dalla capacità di comprensione dei più perchè possa dirsi già arrivata anche soltanto notizia di esso; per questo motivo, nonostante Dio sia morto, noi siamo ancora devoti, perchè il gregge non ha ancora capito, in sostanza, che la fine di questa fede non è soltanto la nascita di una nuova civiltà all’ insegna dell’ ateismo, società che inevitabilmente brancolerebbe nel nichilismo: la sepoltura di questo credo dovrà comportare anche la demolizione di tutto ciò che la nostra cultura aveva edificato su di essa, per esempio tutta la nostra morale europea, ma non solo. A detta di Nietzsche tutta la scienza “seria”, dottrinale, propria dei tragedi, poggia anch’ essa su un presupposto cristiano, ovvero il postulato che niente sia più necessario della verità, e che in rapporto ad essa tutto il resto ha soltanto un valore di secondo piano : soltanto eliminando questo assunto di base sarà possibile dar vita alla scienza del futuro, una scienza che è ben conscia dell’ impossibilità di trovare una verità assoluta, onnicomprensiva, ma che nel logos infinito e caotico della realtà va serenamente in cerca, danzando, di piccole isole di razionalità.

Excelsior! – Non pregherai mai più, non adorerai mai più, non riposerai mai più in una fiducia senza fine – è questo che ti neghi: fermare il passo davanti a una saggezza ultima, a un bene ultimo, a una potenza ultima, e togliere i finimenti ai cavalli dei tuoi pensieri […] non esiste più nessuna ragione in ciò che accade, nessun amore in ciò che accadrà: più non si dischiude al tuo cuore un asilo di pace, in cui ci sia soltanto da trovare e non più da cercare, ti stai difendendo contro una qualche pace ultima, tu vuoi l’ eterno ritorno di guerra e pace: uomo della rinuncia, in tutto ciò vuoi tu rinunciare ? Chi te ne darà la forza ? Nessuno ancora ebbe questa forza ! (La Gaia Scienza, libro IV, aforisma 285)

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