philosophy

Un’ introduzione al pensiero di Friedrich Nietzsche

La visione del giovane Nietzsche, prima della stesura della Gaia Scienza, è quella di un mondo governato dal dolore, dalla distruzione e dalla crudeltà: la vita non ha uno scopo ed è il caso che la domina, i valori umani non trovano nella natura e nella vita alcuna garanzia pre-costituita. Tra i suoi maestri ispiratori, ai tempi de La nascita della tragedia, Nietzsche annovera, oltre a Richard Wagner, anche Shopenhauer, il filosofo della volontà e del pessimismo cosmico. La condizione umana che questi due autori descrivono è una condizione tragica, poichè in essa vi è dolore, morte e sofferenza: quando essa è governata da Dioniso, il dio della notte e dell’ ebrezza, il dio dell’ eccesso e della passione, l’ uomo rivela l’ abisso della sua condizione, perpetuamente sospesa nel vuoto che c’ è tra la nascita e la morte. Sulla base di questa visione comune dell’ esistenza tragica di ogni individuo si consumerà però, tra i due pensatori, una rottura insanabile riguardo le possibilità dell’ uomo di vincere questa sua originaria angoscia, al fine di vivere una vita quanto meno degna di essere vissuta: Shopenhauer si basò infatti su un atteggiamento ascetico di rinuncia e di autoprivazione, volto al raggiungimento dello stato estatico del Nirvana, mentre per Nietzsche si tratterà di dire entusiasticamente di sì alla vita, di arrivare addirittura a sperare che questa terribile tragedia si consumi per l’ eternità, sempre identica a se stessa, con la formulazione della dottrina dell’ eterno ritorno. Il pensiero di Nietzsche, evolvendosi, si sposta sempre di più da questo pessimismo originario verso una filosofia del ridere, della gaiezza e dell’ imperturbabilità epicurea, con l’ obiettivo fisso di dire di sì alla vita terrena per rinunciare a quella ultraterrena. L’ amore per le cose problematiche e terribili che fanno parte dell’ esistenza umana verrà sempre di più esaltato, fino al concepimento di quello che Nietzsche stesso definirà come il suo pensiero più abissale : la speranza dell’ uomo folle per l’ eterno ripetersi della tragedia della vita.

Ne La nascita della tragedia l’ apollineo viene delineato come una sorta di sogno, come un impulso che nasce dal desiderio insanabile dell’ uomo di rendere la sua vita più piacevole. Nietzsche, utilizzando un metodo genealogico, trova che le energie creative del dionisiaco siano state represse e sottomesse alla forza della logica e della ragione apollinea, attraverso un processo che è iniziato, per mano di Euripide, ai tempi di Socrate, il primo degli uomini teoretici. L’ intellettualismo socratico ha creato un uomo debole, che troppo a lungo si è rifugiato nelle sue metafisiche ottimistiche, un uomo che ha inventato un’ inesistente ordine razionale del mondo e che, per via di questa sua stessa invenzione,ha dato inizio all’ epoca della decadenza. L’ umanità è stata storicamente sospinta, fin dai suoi albori, dall’ esigenza di rendere tollerabile il caos e il disordine costitutivi della sua tragedia dell’ esistenza, ma esagerando in questa sua fuga dal divenire la cultura occidentale ha finito per obliare il controaltare della ragione, ovvero Dioniso, un dio che è caduto nell’ oblio nel momento in cui Socrate ha imposto il dominio delle idee sulle fantasie del mito, esaltando l’ avvento di un’ umanità malsana in quanto ormai privata della sua componente creativa, artistica, poetica. Il cristianesimo non è stato altro che un platonismo per il popolo perchè, come Platone, ha dato troppa importanza al mondo ultraterreno a discapito del mondo reale, del mondo in cui da sempre ci troviamo a vivere. L’ uomo ha così imparato ad accettare la “verità”, anche se in realtà non si tratta di altro che menzogna, perchè questo gli ha permesso di evitare il maggior danno per la sua vita, ovvero le passioni, in quanto rivelatrici di quella radice di sofferenza e di tragedia che si annida dietro ad ogni esistenza umana. La “verità”, nel mondo reale, non è altro che un mobile esercizio di metafore e di metonimie, una semplice somma di relazioni umane potenziate retoricamente e poeticamente, che sono state trasferite e abbellite in un ideale e fantastico mondo  iperuranico e che, dopo un lungo uso, non possono che sembrare solide, canoniche, vincolanti, oggettive. Quello che per Nietzsche è importante sottolineare è l’ origine metaforica di ogni verità, di ogni legge, di ogni fede, di ogni morale, e con questo dimostrarne la necessaria relatività.

Nietzsche utilizza un metodo genealogico perchè il suo intento è innanzitutto quello di capire come, quando e perchè certe idee e certi concetti siano diventati, di punto in bianco, assoluti, divini, ritenuti ovvi e obiettivi da tutti; per dimostrare che infine, nella realtà dei fatti e della natura, concetti come quelli di bene e di male o di giusto e sbagliato sono concetti vuoti, fuorvianti, del tutto inconsistenti. Soltanto sulla base di questa critica sarà poi possibile transvalutare tutti i valori, ovvero oltrepassarli col fine di edificarne di nuovi, a misura umana e non a misura ultraterrena: è durante questa operazione di ricostruzione che si concentrerà gran parte della critica nietzschiana all’ ascetismo, inteso come nichilistico distacco conoscitivo in cui si sceglie un ultramondo che nega la vita sulla Terra. Nietzsche non critica una morale in particolare ma intende mettere in discussione il concetto di morale stesso, intende scoprirne la genesi psicologica: la conclusione di questo percorso sarà che la voce della coscienza non è nient’ altro che la presenza in noi delle autorità sociali da cui siamo stati educati, che la moralità è l’ istinto del gregge nel singolo, ovvero il suo assoggettamento a direttive fissate da autorità inconsciamente venerate o temute. Il tentativo di Nietzsche è quello di smascherare qualsiasi genere di perbenismo proprio di quei teorici del fine e della morale che predicano il bene nel mondo e l’ amore verso il prossimo; il pensiero nietzschiano riconduce infatti ogni amore, ogni amicizia, ogni pietà e ogni misericordia a un unico impulso: la volontà di potenza. Per Nietzsche l’ amore disinteressato verso il prossimo predicato dal cristianesimo è in realtà fondato sull’ odio, tipicamente popolare, verso i valori aristocratici: in quest’ ottica il cristianesimo non è altro che pura volontà di vendetta dei sofferenti verso i felici, vendetta che si riscontra nella visione pessimistica della vita che ben prospetta la futura degradazione nichilistica dell’ epoca moderna. La fede in Cristo ha prodotto, sulla scia del socratismo, un’ umanità malata e depressa, in preda a continui sensi di colpa: l’ uomo cristiano al di là della sua maschera di serenità e di amore è gravemente tormentato dal punto di vista psichico; sotto la scorza della sua coscienza egli nasconde, nelle profondità del pensiero inconscio, un’ aggressività rabbiosa contro la vita e coltiva un violento spirito di vendetta contro il prossimo.

Nietzsche più che distruggere la morale la decostruisce, nel senso che la costruisce al contrario, partendo dal basso: come la chimica smonta le sostanze complesse per poi ravvisarne i singoli elementi, così Nietzsche si propone di agire nei confronti della morale, de-mitizzandola. I valori umani sono stati storicamente divinizzati quando in realtà non si trattava che di semplici regole di convivenza, e per questo motivo la scienza è -e deve essere- utile alla vita: per smascherare questa illusione, piuttosto che per alimentarla. L’ uomo ha per natura bisogno di dominare la realtà che lo circonda, la paura del buio ad esempio, a detta di Nietzsche, nasce dal fatto che non è possibile dominare concettualmente l’ ambiente oscuro in cui ci troviamo, e per questo motivo questa esigenza si estrinseca come dominio intellettuale: l’ uomo si è dovuto imporre, per necessità, delle regole comportamentali che organizzassero la realtà disordinata e irrazionale in cui da sempre si trovava ad essere immerso. Ma Nietzsche parla agli uomini per insegnargli l’ oltre-uomo, perchè l’ uomo è qualcosa che deve essere superato, perchè la grandezza dell’ uomo è quella di essere un ponte e non uno scopo: Nietzsche non intende abolire ogni criterio o valore proponendo una nuova tipologia d’ uomo completamente in preda agli istinti, egli intende invece contrapporre ai valori anti-vitali della morale tradizionale una nuova tavola di valori a misura d’ uomo e del suo carattere mondano. L’ uomo per Nietzsche è nato per vivere sulla Terra, l’ anima è insussistente, l’ uomo è innanzitutto un animale con un corpo e la Terra deve cessare di essere vista come un deserto di passaggio per un fine più alto, la vita non deve più essere concepita come una semplice attesa della vita ultraterrena ma deve essere vissuta nell’ esaltazione dionisiaca di ogni suo istante. Quando Nietzsche parla infatti di Dio e della sua morte non si riferisce al dio delle Scritture o a quello osannato dai profeti, Nietzsche si riferisce a Dio in quanto simbolo di ogni prospettiva oltre-mondana e anti-vitale la cui sola idea, poichè contrappone l’ imperfezione e la malvagità del mondo terreno alla perfetta razionalità del mondo dei cieli, pone il senso dell’ essere al di là dell’ essere stesso. Dio non è altro che la personificazione di tutte le credenze metafisiche che l’ uomo ha elaborato nei millenni e che si sono sedimentate: prima si accennava al fatto che, a detta di Nietzsche, per sopravvivere gli uomini si sono convinti che il mondo fosse qualcosa di razionale, ed è a partire da questa convinzione che si sono proliferate tante metafisiche e, da esse, la religione cristiana. La dura verità è però che noi, a ben vedere, viviamo in un mondo senza senso e sarà compito dell’ oltre-uomo farsi carico di questo fardello solo in apparenza insopportabile. L’ oltre-uomo potrà giungere un giorno per il fatto che la menzogna del razionalismo, per sua stessa essenza, non può vivere a lungo, perchè la sua pretesa di conoscere tutto è di fatto impossibile a realizzarsi, e così la cultura moderna finisce per inoltrarsi negli ardui sentieri che conducono al nichilismo e alla morte di Dio, il cui annuncio da parte dell’ uomo folle non è altro che la constatazione che il declino dei valori tradizionali è ormai in atto, anche se in pochi se ne rendono conto. L’ oltre-uomo è consapevole che solo vivendo fino in fondo questa esistenza del vuoto, ossia portando il fatto della morte di Dio alle sue estreme conseguenze, solo così sarà possibile superare l’ esistenza per l’ avvento di una oltre-esistenza, più felice e spensierata. La morte di Dio, ossia la fine delle illusioni, può significare per l’ uomo o una totale paralisi della volontà oppure il riconoscimento entusiasta che non esistono nessun ordine e nessuna realtà prestabiliti al di fuori della volontà del singolo essere umano, così se Dio non esiste io stesso, in quanto singolo e in quanto volontà, posso affermare di essere Dio, in quanto creatore. Con la teorizzazione del nichilismo attivo prende forma una nuova visione secondo cui il mondo sensibile risulta essere l’ unico vero mondo e assume così un valore assoluto che mai aveva avuto in precedenza, poichè tutto il valore che i filosofi di un tempo riconoscevano  al mondo sovrasensibile con Nietzsche finisce per riversarsi sulla terraferma, perché soltanto riconoscendo il valore positivo del mondo terreno si potrà smettere di rimpiangere il mondo dei valori.

Come si evince dal primo aforisma de La gaia scienza, per Nietzsche anche il male, anche l’ uomo cattivo può essere utile alla conservazione della specie: tutti gli uomini, in ultima istanza, non fanno altro che ciò che giova alla conservazione della specie umana e questa stessa conservazione non deve essere in alcun modo vista come investita di un qualche carattere morale. L’ uomo ha determinati bisogni, fisiologici e psichici, e sono proprio questi bisogni ciò che ha determinato il nostro posto nel mondo e il nostro modo di approcciarci ad esso. Nietzsche si scaglia contro tutti quei filosofi che hanno creduto di poter trovare lo scopo dell’ esistenza, salda credenza che ha poi portato all’ atteggiamento ottimistico dei moderni; questi filosofi hanno infatti formulato l’ ipotesi che esista una finalità oggettiva in base a motivazioni che, in realtà, sono puramente istintuali e non razionali, l’ origine di questo errore e di questa illusione è dunque un’ origine dal basso, con una natura del tutto umana e passionale. Il fatto che Nietzsche parli, a proposito della cultura moderna, di un’ umanità divenuta marcia e fiacca dipende proprio dall’ inesistenza degli impulsi, che sono stati repressi, quando invece secondo Nietzsche sarebbero proprio gli impulsi ad avere lo scopo di tenere viva l’ umanità. E’ giunto ormai il tempo di ridere di queste assurde “verità”, così come di ogni concetto morale, così come del concetto di scopo, perchè si tratta di idee che sono state prodotte dal nostro istinto di autoconservazione e, per questo motivo, non hanno nessuna realtà oggettiva, per questo il filosofo dovrebbe riuscire a ridere di essi, senza dargli troppo peso come fanno i tragici. Il nuovo intellettuale prospettato da Nietzsche deve farsi carico del compito di portare la commedia dell’ esistenza a coscienza di se stessa, perchè gli uomini ancora brancolano nel buio delle ombre di Dio e devono dunque essere educati affinchè si rendano conto della commedia in cui si trovano a recitare per smettere di vivere nella tragedia, ovvero nella seriosità della morale e della religione. Tutti questi aspetti seri del vivere sono divenuti tali per via della fede, essi sono stati rivestiti di fama e di onori e per questo motivo hanno acquisito, nel tempo, un aspetto sostanziale, immutabile ed eterno. Attraverso il linguaggio, cioè attraverso l’ abitudine unicamente umana di dare nomi alle cose, abbiamo reso sussistenti le cose, semplificandone inevitabilmente il flusso. La realtà nel mondo pre-verbale è molto più ricca e molto più contraddittoria di come noi siamo abituati a vederla, perchè noi umani, esseri creatori, abbiamo dato vita a una nuova realtà fatta di cose impalpabili, spirituali: le idee. Fisicamente l’ uomo è l’ essere più indifeso che esista a livello di selezione naturale, per questo motivo siamo dovuti fuggire dalla selezione stessa creando un nuovo mondo in cui vivere, ma non per questo ci è lecito obliare la nastra natura innanzitutto animale, corporale e naturale. Nella realtà pre-verbale, nella realtà della natura, un qualcosa come la follia non esiste, perchè tutto è logos, tutto è eterno divenire, tutto è in continua metamorfosi: “folle”, per gli umani, è tutto ciò che va contro queste credenze oramai sedimentate nella mente di tutti i “sani”, “folle” è colui che va contro al senso comune. La malattia, che Nietzsche visse sulla propria pelle negli ultimi anni di vita, non viene concepita come un qualcosa di negativo o limitante, essa rappresenta, al contrario, una possibilità di metamorfosi, che negando la visione del mondo dei più permette una torsione, senza la quale non sarebbe possibile l’ estatica esperienza del divenire. La salute, come la morale o la giustizia, non è altro che un pregiudizio. Si tratta semplicemente di illusioni, che si sono conservate nel tempo per via della loro utilità ai fini della preservazione delle specie: coloro che vedevano le contraddizioni del reale erano svantaggiati, dal punto di vista evolutivo, rispetto a coloro che erano miopi e si accontentavano di spiegazioni banali della realtà, così come in epoca moderna colui che crede, colui che vive negli ideali -anche falsi e precostituiti- risulta più “felice” del folle, che vagola invece disperato alla ricerca di Dio. Con la Gaia scienza Nietzsche intende proporre un totale ribaltamento delle cose, auspicando una nuova tipologia di saggio che, sullo stampo di Epicuro, realizzi l’ incomprensibilità e la sregolatezza del cosmo e ne rida, gaio e imperturbabile.

Solo i tipi di ipotesi con le quali era possibile continuare a vivere si sono conservati (…). In tal modo abbiamo assimilato gli errori più grossolani, che sono diventati inestirpabili – giacché spesso non hanno affatto impedito la continuazione della vita. (…) All’ inizio di ogni attività intellettuale si trovano le ipotesi e le invenzioni più rozze, per esempio: “uguale”, “cosa”, “persistere”.  (Friedrich Nietzsche, La gaia scienza)

Quindi non ciò che è più autentico e originario è stato in grado di salvare la specie, o potrebbe oggi salvare il singolo soggetto, ma l’ utilità risiede nella finzione, nell’ immaginare e nel tenersi attaccati a una salda idea, a un’ ideologia, ovvero a nient’ altro che a paraventi contro l’ originale instabilità e insensatezza dell’ esistenza.  A detta di Nietzsche soltanto un delirio autenticamente vissuto, soltanto una psicosi intesa come torsione dalla salute a una nuova salute più viva e più vera, soltanto un ritorno del dionisiaco può manifestare questa tragica realtà. Quando l’ uomo era debole e indifeso nella lotta per la sopravvivenza è stata necessaria una certa dose di cecità, una certa capacità di approssimazione per sopravvivere, perché una persona che non fosse in grado di approssimare il simile all’ uguale, anche se “uguale” propriamente non era perché tutto è in divenire, non avrebbe per esempio saputo riconoscere un fungo velenoso come quello stesso fungo velenoso che ha ucciso qualche giorno fa un mio simile, e così sarebbe morto. Da questa capacità di approssimazione è nata poi la disciplina, e ancor prima la modalità di pensiero, che ancora oggi chiamiamo logica.

L’ inclinazione prevalente a trattare il simile come uguale, un’ inclinazione illogica – perché nulla di uguale esiste – ha creato in principio tutti i fondamenti della logica (Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 111)

Lo stesso procedimento ha ovviamente accompagnato l’ uomo anche durante il sorgere e il perfezionarsi della pratica linguistica, per cui l’ urlo primordiale si articolò in parola, perché per sopravvivere occorreva credere alle parole, anche se tra i suoni e le lettere non vi è nessuna corrispondenza diretta con la cosa. Noi siamo gli unici esseri viventi ad avere un linguaggio, e poiché noi soli abbiamo isolato e fissato l’ eterno divenire del Reale in parole, noi soli potevamo concepire dei concetti astratti e illusori come quello di causa, di sostanza, o di individuo. La cosa che è importante sottolineare è che dunque tutti questi vuoti concetti non sono in sé e da sempre, ma si è trattato di inconsce scelte umane che sono avvenute dopo una lunga battaglia tra posizioni “illogiche” ed “ingiuste”, ma adatte alla sopravvivenza. Nella realtà naturale, ovvero in quella pre-linguistica, non esiste né il logico né il giusto, non esiste nemmeno il caso perché soltanto in un mondo ordinato, razionale, la parola caso può avere un senso. Potremmo però ora chiederci chi sia dunque, per Nietzsche, quel soggetto che solo può vedere, come lui, tutto “allo stato fluido”,  chi sia colui che non tratta il simile come l’ uguale. Questo tipo di soggetto, che solo può giungere a questo tipo di visione, si avvicina molto al soggetto psicotico che Lacan ed altri psichiatri tratteggeranno mezzo secolo dopo gli scritti nietzschiani. Ogni soggetto è posto davanti allo stesso mondo, ma vi si inscrive in modo differente: può scegliere, inconsciamente, di chiudere un occhio di fronte alla multiforme varietà della vita, oppure può lasciarsene invadere totalmente, a suo rischio e pericolo. A detta di Nietzsche nel mondo in cui si era trovato a vivere tutti i sintomi dell’ oltre-uomo non potevano che apparire come malattia e demenza nell’ uomo, perché tutti vogliono le stesse cose, tutti sono uguali: chi sente diversamente va da sé al manicomio. E’ evidente la consapevolezza del filosofo che un pensiero come quello che lui andava annunciando non poteva comprendere né adattarsi a soggetti normali, per cui occorreva una nuova umanità che vedesse il mondo in maniera più folle, più passionale.

 

L’ articolo di cui sopra si basa sul corso di Storia della filosofia moderna tenuto dal prof. Piero Emilio Giordanetti e dalla dott. Viviana Faschi nel secondo semestre dell’ a.a. 2016/2017 presso l’ Università degli Studi di Milano.

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